Da più parti, anche molto autorevoli, a causa dell’invecchiamento della popolazione e della bassa natalità, si ritiene assolutamente necessario per il nostro Paese un aumento del numero di immigrati. In astratto il ragionamento «più immigrati» perché nei prossimi 20 anni si ipotizzano 5 milioni in meno di persone in età da lavoro, potrebbe anche reggere, ma la realtà italiana è più complessa e richiede un «supplemento di ragionamento». La prima considerazione riguarda inevitabilmente i tassi di occupazione anche perché siamo proprio ultimi nelle classifiche Eurostat e Ocse; infatti, nonostante il record nell’occupazione totale (63% circa) raggiunto dall’Italia in questi ultimi mesi, siamo sempre 8 punti meno della media europea, anch’essa in crescita; ci mancano quindi oltre 3 milioni di lavoratori per essere in media Ue e altri 3 milioni per raggiungere i nostri competitor del nord Europa e la Germania. È un caso ma i 5 milioni di lavoratori ci mancano oggi proprio quando ne abbiamo estremo bisogno mentre tra 25 anni potrebbero non servire più. Va ancora peggio per il tasso di occupazione femminile che nonostante il record è sotto ancora di 12 punti rispetto alla media Ue e addirittura del 20% rispetto ai Paesi del centro-nord Europa; rispettivamente 15 e 30 punti in meno per l’occupazione 15/24 anni.
Lavorare rende meno che stare a casa ad aspettare il sussidio, gli italiani addormentati dai bonus
Nei prossimi 20 anni si ipotizzano 5 milioni in meno di persone in età da lavoro. Ma lo Stato ha creato una serie di incentivi impliciti al non lavoro, perlomeno quello in chiaro






