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Nei primi sei mesi del 2025 gli immigrati presenti negli Stati Uniti (sia regolari che irregolari) sono diminuiti invece che aumentare: è la prima volta che succede dalla fine degli anni Sessanta. I dati sono ancora preliminari, ma si ritiene che la tendenza sia dovuta in buona parte alle politiche di contrasto all’immigrazione introdotte dal presidente Donald Trump.
I dati arrivano da un nuovo studio del Pew Research Center, un think tank che si occupa di scienze sociali. Dice che a gennaio del 2025 negli Stati Uniti c’erano 53,3 milioni di immigrati, ossia persone che vivono negli Stati Uniti ma sono nate altrove. Erano il 15,8 per cento della popolazione, il tasso più alto di sempre. A giugno del 2025 il numero era sceso a 51,9 milioni: un calo di circa 1,5 milioni di persone, che secondo il centro sarebbero per la maggior parte immigrati irregolari. Il dato va comunque preso con cautela: dovrà essere consolidato nei prossimi mesi ed è possibile che non sia del tutto accurato e che dipenda in parte dalla minore propensione delle persone immigrate nel rispondere ai sondaggi del centro.
Da quando si è insediato, Trump ha sia rafforzato le misure già introdotte dal suo predecessore Joe Biden per limitare gli arrivi dal confine con il Messico, sia adottato nuove politiche per contrastare le persone immigrate già in territorio statunitense. Per quanto riguarda il primo punto, ha aumentato ulteriormente i controlli sul confine meridionale con il Messico e ha dato poteri speciali all’esercito per poter intervenire con maggiore libertà. Rispetto al secondo, invece, ha favorito le operazioni con cui la polizia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione (l’ICE) arresta presunti immigrati irregolari.









