L’Italia è terz’ultima in Europa nell’uso tra gli adolescenti di strumenti di intelligenza artificiale. È quanto emerge dal mini-dossier dell’Osservatorio sulla povertà educativa “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”, realizzato dall’impresa sociale “Con i bambini” e dalla fondazione Openpolis.
Secondo Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale, questo divario, aggiunto a quello storico sull’alfabetizzazione digitale, rischia di trasformare l'Ia in un «formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze»: «Si creerà un nuovo "divario digitale" se le tecnologie e la capacità di padroneggiarle in modo critico, consapevole e articolato non saranno accessibili in modo equo». Le rivelazioni del dossier, infatti, tracciano un quadro allarmante.
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In Europa la media degli adolescenti dai 16 ai 19 anni che fanno uso di strumenti di intelligenza artificiale si assesta sul 66,4%, con picchi che superano il 70%. In Estonia, ad esempio, l’89,3 per cento dei giovani ha utilizzato l’Ia negli ultimi tre mesi. Segue la Grecia, con l’85,05 per cento, la Slovacchia, con l’83 insieme alla Danimarca, e la Repubblica Ceca, con l’82,70.













