L'IA generativa si sta imponendo su scala globale come fenomeno di massa tra i più giovani, rivoluzionando modalità di studio, creatività ed elaborazione dell'informazione. Ma questa rivoluzione rischia di amplificare le disuguaglianze sociali, alimentando una nuova, insidiosa forma di “divario digitale”. È l'allarme lanciato dall'Osservatorio sulla povertà educativa di Openpolis.
I dati Eurostat 2025 fotografano un'Europa a doppia andatura: nei Paesi scandinavi e in Grecia l'utilizzo dell'IA generativa tra i 16-19enni supera l'80%, con un picco del 89,3% in Estonia; l'Italia, invece, scivola al terzultimo posto. Nel nostro Paese appena il 51,9% degli adolescenti dichiara di aver impiegato strumenti di IA negli ultimi tre mesi. Tra chi non li usa, il 8,6% ammette di non sapere come fare, una quota superiore alla media UE del 7,3%. Segno che l'ostacolo principale non è la scarsa curiosità, bensì un deficit strutturale di competenze digitali di base.
Il quadro nazionale è già fragile: solo il 40,7% degli edifici scolastici statali dispone di un'aula informatica. L'incidenza cala bruscamente man mano che ci si allontana dai grandi centri, fino a toccare il 33,8% nelle aree ultraperiferiche. In Sicilia la frattura digitale è profonda. Come denunciato in un'interrogazione alla Commissione europea presentata nell'aprile 2026 dall'eurodeputato Giuseppe Antoci, nell'isola poco più di metà delle scuole possiede aule informatiche adeguate: significa che quasi una scuola su due è priva di spazi dedicati all'alfabetizzazione tecnologica. Un divario intollerabile rispetto a realtà del Nord come Pavia (91,4%) o Modena (87,7%), che condanna migliaia di studenti a una cittadinanza digitale di “serie B”.








