BRUXELLES. Gli Stati Uniti hanno cercato di coinvolgere i governi degli altri Paesi della Nato nel loro progetto di “smantellare sistematicamente” la Corte penale internazionale. Lo avrebbero fatto nel corso di una riunione a porte chiuse tra gli ambasciatori degli Stati membri dell’Alleanza atlantica, durante la quale hanno chiesto ai partner di recedere dallo Statuto di Roma, che è il trattato fondativo della Corte. Con un avvertimento che suona come una vera e propria minaccia: “Osserveremo attentamente chi si schiera dalla parte dell’America”. Il retroscena è stato svelato dalla testata Politico, che ha raccolto le testimonianze di alcuni presenti alla riunione, tenutasi intorno a metà luglio. È in questa sede che il rappresentante statunitense, Matthew Whitaker, avrebbe chiesto ai Paesi Nato di uscire dalla Corte (tranne Stati Uniti e Turchia, tutti gli Alleati ne fanno parte), di condannare pubblicamente la sua “eccessiva ingerenza” e di “cessare immediatamente” qualsiasi sostegno. Una mossa accompagnata da un documento che l’ambasciata americana presso la Nato avrebbe inviato alle altre delegazioni per ribadire gli stessi concetti: “Gli Stati Uniti – questo il testo della lettera visionata da Politico – smantelleranno sistematicamente le capacità della Corte penale internazionale. Vi chiediamo con fermezza di adottare immediatamente le misure necessarie per il ritiro”. La richiesta è stata accolta con un certo imbarazzo da parte dei diplomatici presenti. I rappresentanti di Francia e Paesi Bassi, sempre secondo quanto riferisce Politico, sarebbero intervenuti per manifestare la loro contrarietà alla decisione, difendendo la Corte. Gli Stati Uniti hanno sanzionato a più riprese gli alti funzionari e giudici della Corte, compresa la sua presidente Tomoko Akane, colpita di recente. La Commissione europea è stata sollecitata in più occasioni – sia dagli eurodeputati, che da alcuni governi, come quello spagnolo – ad attivare lo statuto di blocco, vale a dire lo scudo giuridico che consentirebbe di proteggere i cittadini europei colpiti dalle sanzioni americane, che impediscono loro per esempio di utilizzare carte di credito statunitensi. La Commissione ha condannato ufficialmente le sanzioni, ma non ha mai proposto di utilizzare lo strumento per paura di ritorsioni.
Pressing Usa sugli alleati per smantellare la corte dell'Aia
Gli Stati Uniti hanno sanzionato a più riprese gli alti funzionari e giudici della Corte, compresa la sua presidente Tomoko Akane, colpita di recente








