Non è arrivata come una sorpresa. La presidente della Corte penale internazionale, Tomoko Akane, ha commentato per la prima volta le sanzioni imposte martedì dall'amministrazione Trump, spostando l'accento sull'istituzione che guida: "In un certo modo avevo previsto le sanzioni Usa nei miei confronti, quindi non sono sorpresa. La cosa importante è che non segni l'inizio del declino del diritto internazionale". Nel 2023 Akane faceva parte del collegio che emise il mandato d'arresto per Vladimir Putin sulla deportazione di bambini ucraini e da allora figura tra i ricercati di Mosca; eletta alla presidenza nel marzo 2024, si ritrova ora sanzionata da entrambe le sponde di quel confronto. Le misure colpiscono anche il magistrato senegalese Abdoulaye Seye, dell'ufficio del procuratore: vietano l'ingresso negli Stati Uniti e bloccano ogni transazione immobiliare o finanziaria nella prima economia mondiale, di fatto l'esclusione dal sistema bancario americano. Il segretario di Stato Marco Rubio le ha giustificate sostenendo che i due "hanno partecipato direttamente agli sforzi della Cpi per indagare, arrestare, detenere o perseguire funzionari" di governi che non ne riconoscono la competenza; Washington non aderisce allo Statuto di Roma. Dall'ordine esecutivo firmato da Trump nel febbraio 2025 il conto è salito a nove dei diciotto giudici della Corte, oltre a entrambi i vice procuratori e all'ex procuratore capo: all'origine ci sono le indagini su Gaza, culminate nei mandati d'arresto emessi nel 2024 contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant. Il premier israeliano ha elogiato Rubio "per aver guidato gli sforzi dell'amministrazione Trump contro gli abusi illegittimi della Cpi". Mercoledì il fronte opposto si era mosso compatto: "Le nuove e inaccettabili sanzioni imposte dagli Stati Uniti nei confronti della presidente della Corte penale internazionale e di un membro dell'ufficio del procuratore devono essere revocate", ha scritto su X l'Alto Commissariato Onu; von der Leyen e Costa sostengono "fermamente" Akane, che "deve poter agire in piena indipendenza e senza pressioni esterne"; Tokyo, primo contributore finanziario della Corte, ha definito "deprecabili" le misure contro la propria connazionale; Parigi ha condannato "ogni forma di minaccia e di misura coercitiva contro la Corte, il suo personale e le organizzazioni della società civile che la sostengono".
La presidente della Cpi Akane replica alle sanzioni Usa: "Le avevo previste, ma non siano l'inizio del declino del diritto internazionale"
Sono nove su diciotto i giudici de L'Aja sanzionati da Washington. Netanyahu ha ringraziato il segretario di Stato Usa Rubio "per aver guidato gli sforzi dell'a















