Dalla conversione del vino sfuso alla ricerca sulle singole parcelle: la famiglia Cusumano ha costruito la propria crescita attraverso vigneti di proprietà, investimenti pazienti e una visione contemporanea dell’identità territoriale. Sull’Etna, il progetto Alta Mora rappresenta oggi la sintesi più avanzata di questo percorso. Nel vino, la leadership visionaria si misura raramente nella capacità di anticipare una singola tendenza. Conta piuttosto la coerenza con cui un’impresa riesce a prendere decisioni complesse, sostenerle nel tempo e trasformarle in un’identità riconoscibile.

La storia recente di Cusumano segue questa traiettoria. Quando Diego e Alberto Cusumano assumono la guida dell’azienda di famiglia all’inizio degli anni Duemila, la produzione è ancora in larga parte orientata verso il vino sfuso e dipende anche dall’acquisto di uve. La decisione strategica è radicale: costruire un portafoglio di vini imbottigliati fondato progressivamente sulla proprietà e sul controllo diretto dei vigneti.

È un cambiamento che richiede capitale, competenze e una prospettiva di lungo periodo. Oggi Cusumano dispone di oltre 500 ettari vitati distribuiti in territori differenti della Sicilia; fonti recenti indicano una superficie di circa 534 ettari tra Partinico, Monreale, Butera e l’Etna. La produzione si colloca nell’ordine di alcuni milioni di bottiglie, sostenuta prevalentemente dalle uve coltivate direttamente dall’azienda. La crescita, però, rappresenta soltanto una parte del progetto. Il vero elemento distintivo è il modo in cui questa scala è stata organizzata.