La convention repubblicana in vista delle elezioni di midterm di novembre ha già un protagonista assoluto: Donald Trump. A confermarlo non sono soltanto i toni degli interventi o lo spazio riservato al presidente, ma anche le parole utilizzate dagli stessi esponenti del partito durante la prima serata dell'evento.

Il ruolo centrale di TrumpI media americani hanno ribattezzato la convention «Trump-a-palooza», proprio per la presenza costante del presidente al centro del dibattito. Un'analisi degli interventi pronunciati prima e durante il discorso di Trump restituisce infatti un dato significativo: il suo nome è comparso complessivamente 171 volte. I numerosi oratori saliti sul palco prima del presidente avevano già fatto riferimento a Trump 155 volte. Quando è arrivato il suo turno, il tycoon ha aggiunto altre 16 citazioni di se stesso, portando il conteggio complessivo a 171. A comparire ancora più spesso è stata soltanto la parola «America», considerando anche le sue diverse varianti. Il dato fotografa così una convention costruita in larga parte attorno alla figura del presidente, proprio mentre il Partito Repubblicano si prepara a una sfida elettorale decisiva per gli equilibri del Congresso. I riferimenti agli avversari Il confronto con gli avversari politici rende ancora più evidente questa centralità. Prima dell'intervento di Trump, nessun esponente democratico era riuscito ad avvicinarsi ai numeri del presidente. Il più citato era stato Joe Biden, insieme alla sua amministrazione, con 27 riferimenti. Molto più distanti gli altri nomi finiti nel mirino dei repubblicani. Il governatore della North Carolina Roy Cooper è stato menzionato 15 volte, mentre il senatore della Georgia Jon Ossoff ha raccolto otto citazioni. Sette riferimenti ciascuno sono andati all'ex senatore dell'Ohio Sherrod Brown e al candidato democratico al Senato in Michigan Abdul El-Sayed. Più indietro James Talarico, esponente democratico del Texas, con sei citazioni, seguito dal governatore della California Gavin Newsom con cinque. Tre, invece, i riferimenti alla deputata democratica di New York Alexandria Ocasio-Cortez. Il confronto numerico racconta quindi una convention nella quale anche gli attacchi agli avversari sembrano ruotare attorno alla figura di Trump. Il presidente non è soltanto il principale oratore dell'appuntamento repubblicano: il suo nome è il riferimento ricorrente degli interventi, in una fase nella quale il partito punta a trasformare le elezioni di novembre in un nuovo test sulla leadership del tycoon.