Il tempo delle sperimentazioni è finito. Da qui a fine anno si decide chi salirà sul treno e chi resterà a guardarlo passare.

Questo è il convincimento di molti esperti dell’intelligenza artificiale. Con la lucidità e la competenza di chi conosce bene la materia dall’interno, come l’ingegnere catanese Francesco Brunetto, con cui abbiamo condiviso una lunga ed approfondita chiacchierata al riguardo.La frase pesa, ma i numeri la confermano; siamo nel pieno di una rivoluzione, accelerata dall’IA agentica, non alla vigilia.

Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell'IA è cresciuto del 50%, sfiorando 1,8 miliardi di euro (adesso ne vale 2), e quasi il 47% dei lavoratori usa ormai questi strumenti. L'Istat aggiunge che la quota di imprese con almeno dieci addetti che adottano l'IA è raddoppiata in un anno, dall'8,2% al 16,4%.

Ma dietro la media si nasconde una frattura, perché, a differenza delle Pmi, le grandi imprese viaggiano al 53%. Chi ha risorse corre, chi non le ha rischia di restare fuori per miopia.

Qui entra in scena il paradosso degli scettici. Ce ne sono tra i boomer, e non stupisce: l’Eurispes registra che oltre metà degli italiani non ha mai usato l’IA e che, superati i 65 anni, appena uno su dieci la considera un’opportunità.