Leggo la bozza di regolamento Ue studiata per limitare gli affitti brevi e addirittura impedire la possibilità di compravendita di beni immobili se non adibiti a prima casa in aree soggette a “stress abitativo”. Un pensiero emerge. Quella dell’Unione Europea non è una patologia. Mi riferisco alla sua inarrestabile tendenza a sfornare nuove leggi. Queste si affiancano, spesso si sovrappongono e quasi sempre sostituiscono le normative approvate dai parlamenti nazionali. Nel caso del cosiddetto Affordable Housing Act (Legge sulle abitazioni a buon mercato) «i Comuni che vogliono limitare gli affitti brevi potranno agire sotto la protezione dell’ombrello delle norme europee. E potrebbe essere un ombrello parecchio ampio» riportava ieri il Sole 24 Ore quasi compiaciuto. No!

Quella di Bruxelles non è una malattia. È un vero e proprio “orgasmo regolamentare”. L’estasi del burocrate strapagato - si badi bene - non per non fare nulla ma per rendere infernale la vita di chi lavora. Se almeno fosse retribuito per non fare niente potremmo accettarlo.

Ma accanto a questo godimento ideologico si nasconde spesso e volentieri anche un orgasmo molto più carnale fatto di soldi in contanti che passano di mano. Ricordate il cosiddetto Qatargate e Panzeri che gettava i contanti nella spazzatura? Convinci gli uffici giusti dentro la burocrazia europea e ti ritrovi una “legge cappio” (per noi comuni mortali) fatta su misura però per il lobbista di turno. Norma che si applica immediatamente in tutti e 27 i paesi membri. Vuoi mettere la fatica di convincere 27 diverse amministrazioni nazionali?