Salva (in parte) l’auto, scricchiola la casa. L’Unione europea, ora, vuole infilare il naso dentro tutti quegli appartamenti messi in affitto (breve) sulle varie piattaforme. Immobili ereditati oppure comprati come investimento per poter contare su un’entrata extra. In tempi in cui il ceto medio fatica non poco, che male c’è mettere a reddito alloggi di proprietà?

Ed ecco l’ideona dei burocrati di Bruxelles. Tra le pieghe del piano per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, presentato martedì alla plenaria del Parlamento europeo, ecco la guerra ai detestatissimi canoni brevi, ritenuti responsabili di tutti i mali. Dall’aumento dei prezzi nei centri storici alla penuria di case per famiglie e studenti. Quando a governare gli animi è il socialismo la proprietà privata vacilla. Traballa. È maledettamente a rischio Il commissario europeo alla Casa, Dan Jorgensen, ha detto: «Non possiamo restare a guardare mentre i cittadini vengono estromessi dal mercato immobiliare nei luoghi in cui sono nati o in cui desiderano costruirsi una vita».

Dunque quali soluzioni da mettere in campo? «Potrebbero essere un numero massimo di notti in affitto all’anno o la limitazione degli affitti alla stagione estiva e agli studenti per il resto dell’anno. Le autorità locali potrebbero sospendere temporaneamente le nuove autorizzazioni per gli affitti a breve termine nei quartieri centrali e richiedere l’approvazione agli operatori che desiderano affittare immobili a fini commerciali per scopi turistici». Avete capito bene: se hai una casa puoi metterla in affitto solo d’estate; d’inverno, invece, devi darla a prezzo stracciato agli universitari fuori sede. Come potrebbe passare una proposta del genere, quando le competenze in materia di casa spettano ai singoli Stati e in molti casi a Regioni e Comuni? Chissà. E indovinate un po’ chi si spellale mani alla possibilità che l’Europa legiferi sugli affitti brevi? Il Pd, ovvio.