Roma, 16 dic. (askanews) – “La lentezza degli sfratti, viste la burocrazia e la carenza di ufficiali giudiziari e personale di supporto scoraggia i proprietari dall’ affitto degli immobili accelerando la crisi abitativa. Si ha paura a mettersi in casa qualcuno che poi non paga e non si riesce a mandare via. Ogni anno sono oltre 70mila i provvedimenti richiesti di sfratto (81mila nel 2024), per l’80% riconducibili a morosità. Ma gli sfratti effettivamente eseguiti, ad esempio lo scorso anno, sono stati solo 21mila. Uno su quattro, quindi, a fronte del doppio di richieste di esecuzione emesse effettivamente dalla Giustizia dopo aver verificato la situazione. La metà delle domande di sfratto rimane quindi del tutto inevasa, senza nemmeno un pronunciamento di un giudice. Soffrono soprattutto le città metropolitane – Roma in testa con 15mila casi annui, seguita da Milano e Napoli – e i tribunali, sovraccarichi di contenziosi difficili da smaltire. Non esiste sicurezza contrattuale”. Così Alberto Zanni, Presidente nazionale di Confabitare, per il quale “in questo modo quasi il 30 per cento del patrimonio immobiliare rimane vuoto”.
Zanni (Confabitare): metà dei provvedimenti di sfratto rimane inevasa
“Quasi il 30 per cento del patrimonio immobiliare rimane vuoto”







