VENEZIA – Vanessa Scalera ha capito subito che Angela era uno di quei personaggi che un’attrice aspetta per anni. "Quando ho letto Mia madre puzza sono andata avanti e ho pensato: voglio essere Angela". È la madre feroce, comica, ingombrante e irriducibile raccontata da Antonio Franchini nel romanzo da cui Edoardo De Angelis ha tratto Il fuoco che ti porti dentro. Nel film, in concorso a Venezia 83, Lino Musella è Antonio, il figlio che da Napoli fugge al Nord e prova a costruirsi una distanza, una famiglia, una vita. Il libro attraversa decenni di amore, rancore, attrazione e rifiuto; il film concentra tutto in una notte di Natale, dentro una casa dove il lessico familiare, le battute e le ferite diventano una resa dei conti senza facili riconciliazioni. "Quello tra loro è un rapporto orribile, ma è un rapporto d’amore", dice Scalera. Per costruire Angela ha guardato non alla madre sacrificale della tradizione eduardiana, ma a un altro femminile meridionale: orgoglioso, solitario, capace di reggere tutto senza piangersi addosso.
Che cosa l’ha colpita del libro di Antonio Franchini e del personaggio di Angela?
"Innanzitutto l’incipit del romanzo per me è stato sconvolgente. Mi sono immersa nella lettura pensando: adesso mi racconterà una donna stravagante. Invece no. Angela ha una complessità difficile da sintetizzare. Quello con Antonio è un rapporto orribile, ma è un rapporto d’amore. Io nelle pagine del libro ho letto anche tanto amore e tanta stima tra questi due esseri umani. Angela faceva tanto ridere Antonio, ci sono delle battute meravigliose. Lui, nel ricordo della madre, si perde".











