In quelle zone ad alto rischio che sono le feste comandate, dove incontrarsi, tra parenti, è d'obbligo e la tragedia è sempre dietro l'angolo, è ambientato 'Il fuoco che ti porti dentro' di Edoardo De Angelis, una sorta di Carnage in ragù napoletano o anche di 'Natale in Casa Cupiello' 3.0 che passa in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il tutto sullo sfondo di in un benestante appartamento milanese. In questo spazio chiuso, teatrale, ai fornelli, alle prese con fritture e parmigiana di melanzane, troviamo la protagonista assoluta di questa storia ovvero una donna eccessiva come Angela (Vanessa Scalera) che ha raggiunto a Milano dalla sua Napoli il figlio Antonio (Lino Musella), editor di successo molto politicamente corretto.

Ora Angela è davvero una donna capace di tutto e a cui nessuno resiste, tranne forse un cappone che non vuole essere mangiato e si aggira per la cucina. A questo si aggiungano, in una questa casa piena di famiglia in attesa della cena, una figlia che non si sa se arriverà, un nipote ballerino omosessuale non molto accettato dalla nonna che lo chiama 'ricchione' e un 'illustre ospite' inatteso che si rivelerà uno scrittore di successo (Tommaso Ragno, RPT Tommaso Ragno). Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Franchini, parte da una storia autobiografica: Angela era realmente la madre dello scrittore e il libro il tentativo di un figlio di capire una donna amatissima e quasi insopportabile. "Quando ho saputo di questo ruolo - dice al Lido un'entusiasta Vanessa Scalera, cara al grande pubblico tv per il ruolo di 'Imma Tataranni sostituto procuratore' - mi sono sentita come Maradona che gioca in Inghilterra e fa quel gol. Sì! Quello segnato di mano". Un limite che il film sia in dialetto napoletano? "Ieri ho incontrato una collega coreana che mi ha detto che Elena le ha ricordato sua nonna - dice De Angelis - . Questo mi ha fatto capire che effettivamente non è una vicenda napoletana. Il napoletano, poi, è diventato negli ultimi anni una sorta di lingua del cinema perché arriva direttamente a determinati sentimenti, soprattutto quelli più legati ad una dimensione primordiale e poi più sei identitario più sei universale". "E poi, si sa - fa notare De Angelis, già regista di Indivisibili - a Natale la gente litiga e le cose si rompono definitivamente, a volte solo fino alla prossima festa di Natale.