Venezia – "Quando ho letto Mia madre puzza sono andata avanti e ho pensato: voglio essere Angela". Vanessa Scalera non ha avuto dubbi davanti alla madre feroce, comica, ingombrante e irriducibile raccontata da Antonio Franchini nel romanzo da cui Edoardo De Angelis – che firma la sceneggiatura con Francesco Piccolo e Ilaria Macchia – ha tratto Il fuoco che ti porti dentro, quarto italiano in concorso a Venezia 83, poi in sala con 01. "Per un’attrice potrebbe essere considerato il ruolo della vita. Quando me l’hanno dato mi sono sentita Maradona che gioca e fa quel gol. Per Angela si freme di gioia, perché sono occasioni rarissime".
Il libro attraversa – tra Napoli e Milano - decenni di un rapporto tra madre e figlio fatto di attrazione e rifiuto, amore e rancore, il film concentra invece quella materia in una notte di Natale, trasformando il tempo lungo della memoria in una resa dei conti familiare. "All’inizio pensavo: come faranno a farne un film? Non è possibile tradurlo, è un romanzo lunghissimo che attraversa tanti anni", racconta Scalera . "L’idea di concentrare tutto in una notte è stata straordinaria. E proprio nella notte di Natale, dove regna la misura delle cose, lei arriva per rompere quella misura". De Angelis parte dall’incipit e da quell’odore che nel romanzo diventa subito materia emotiva. "Il modo in cui Franchini dipinge sua madre mi ha colpito per forza. Il bambino cerca l’odore della madre, il cucciolo cerca l’odore della mamma, ed è assurdo che poi lo rifiuti. Che cosa c’è di velenoso in questo odore al punto tale da essere rifiutato da un cucciolo? Forse è il cucciolo diventato adulto che, nel ricordo, stabilisce che quell’odore era una puzza".












