Mantova – I falsi amici sono attorno a noi. Eppure Claudia Durastanti non si dà per vinta. Crede sempre nella forza delle parole, delle battaglie civili, della letteratura. Dei suoi amati libri, lei che è tra le traduttrici più quotate, dal Grande Gatsby di Fitzgerald alla Fattoria degli animali di Orwell. Oggi alle 21.15 sale sul palco di Festivaletteratura a Mantova, nell’incontro “Il volo e la gabbia“ con Nadeesha Uyangoda. La sua raccolta di saggi Falsi amici. Qualcosa che ho imparato su amore, violenza e altre sfumature del potere (La nave di Teseo) “è il mio modo di intervenire sulla realtà”, premette lei, nata a Brooklyn 42 anni fa, tornata a Gallicchio, 739 anime nella Basilicata del petrolio, una vita tra New York e Londra, ora a Roma. La sua infanzia l’ha raccontata in La straniera, finalista al premio Strega 2019. Ora che è diventata madre, è tempo di riflessioni contemporanee. La copertina di "Falsi amici"
Quanto ha influito avere genitori sordi sulla sua vita?
“Negli Stati Uniti vivevo con i miei ma anche un fratello di sei anni più grande, udente, e nonni non scolarizzati ma col talento dei cantastorie. Mia madre mi leggeva fiabe a voce alta e mi ha messo in mano libri fin da piccolissima, per creare un legame tra noi attraverso la parola scritta. Ho un ricordo vivido di lei che mi leggeva le fiabe dei fratelli Grimm. Non è stata attenta al cosa e al come, così ho avuto una formazione da “pirata”, avventurosa, anche tra le lingue: i nonni parlavano uno slang tra inglese e vernacolo, i genitori un italiano abbastanza corretto ma caratterizzato dalla sordità, cugini e amici non parlavano l’italiano. In casa si cercava una lingua comune, io e mia madre ci siamo incontrate nel nostro spazio, la letteratura”.






