Imparare a leggere rimodella l’architettura del cervello: la lettura può potenziare l’attenzione, la memoria e il ragionamento astratto ben oltre la semplice acquisizione di conoscenze. A sostenerlo è Falk Huettig, ricercatore senior al Max Planck Institute for Psycholinguistics di Lipsia, autore di ‘The perks of being a bookworm’ (I vantaggi dell’essere un topo di biblioteca, Cambridge University Press). Le sue ricerche collegano la lettura a fenomeni sorprendenti: dall’effetto Flynn, il misterioso aumento del Qi osservato nel Novecento, al modo in cui il cervello ‘ricicla’ reti neurali evolute per riconoscere volti e oggetti, mettendole al servizio delle parole scritte.
In che modo imparare a leggere ristruttura fisicamente il nostro cervello?
"Lo ristruttura perché il cervello non si è evoluto per la lettura: l’Homo sapiens ha oltre 200.000 anni, mentre i primi sistemi di scrittura risalgono a circa 5.000 anni fa, un tempo evolutivamente troppo breve perché si sviluppassero reti neurali specifiche. Come facciamo, allora, a leggere? Ricicliamo regioni come il giro fusiforme, evolute per riconoscere volti e altri oggetti visivi, ristrutturandole in parte per metterle al servizio della lettura. Si è ipotizzato che ciò possa ridurre la capacità di riconoscere i volti, ma i nostri studi sulla popolazione indiana mostrano invece che le persone alfabetizzate sono più abili nel riconoscerli rispetto a quelle analfabete”.






