Squinzano (Lecce), 9 settembre 2026 – Gli applausi delle centinaie di persone che erano in chiesa, l’omelia del parroco, le parole commosse della cugina, le lacrime e un toccante ringraziamento di papà Franco, portavoce dello strazio della famiglia Isceri. Così, nel giorno di dolore di Squinzano, la morte declina verso il colore bianco dell’orsacchiotto riccioluto adagiato sulla bara dello stesso tono, il dolore si tinge del rosso di coccarde, nastri, drappi e palloncini che tappezzano la cittadina listata a lutto, e poi volano in cielo. Da Lorena.

Il ricordo davanti alla chiesa gremita

Domina il suo sorriso immortalato in una gigantografia firmata dagli amici della ’strada 141’, la sua compagnia, e resta fuori dalla chiesa di Maria Regina - gremita dentro e fuori nonostante un caldo che impregna la camicia - il nero della cronaca che da una settimana racconta del femminicidio della manager 45enne, prima sequestrata poi scaraventata giù dal viadotto Lora dell’A1, a Barberino del Mugello, dal suo ex fidanzato, il fiorentino Federico Vella, 36 anni, poi suicidatosi lanciandosi anch’egli da 25 metri di altezza.

L'arrivo del feretro di Lorena Isceri per il funerale a Squinzano (Lecce)

L’atroce tragedia, che ha riportato al centro del dibattito il tema della violenza di genere (il 56esimo femminicidio del 2026, ricorda ’Non una di meno’), complice l’appello di papà-coraggio Franco, è soffocata dall’abbraccio delle persone, che conoscevano Lorena, che l’hanno vista crescere, o partire. O tornare, come giusto qualche settimana fa, per le vacanze che dovevano servire a staccare da quel rapporto ormai logoro.