E' arrivato alle 10 davanti la chiesa Maria Regina, a Squinzano, in provincia di Lecce, il feretro di Lorena Isceri uccisa dal suo ex che l'ha lanciata da un cavalcavia sulla A1 dopo dopo averla rapita sotto casa e chiusa nel bagagliaio.Una bara bianca accolta in un religioso silenzio, seguito dai familiari e i parenti stretti. La madre Antonietta che stringe tra le braccia l'orsacchiotto bianco di Lorena, regalatole quando era bambina e il padre Franco che si china tra le lacrime sulla bara della figlia baciandola. Le strade sono addobbate con drappi e fiocchi rossi.Al momento la camera ardente allestita nella chiesa Maria Regina è chiusa ai giornalisti e alle persone in attesa per permettere ai familiari di raccogliersi in un momento privato di preghiera.La cugina: "E' stato tutto veloce, nessun segnale di pericolo prima"
«È stato tutto veloce, negli ultimi giorni di agosto, nell’ultimo mese, nelle ultime settimane. Non c'era prima, che noi sappiamo, questo pericolo, se ci fosse stato avremmo fatto tutto quello che si poteva fare». Sono le parole di Francesca Pasimeno, cugina e più cara amica di Lorena. «È successo tutto negli ultimi giorni, - spiega Francesca - non stiamo parlando di una persona che ha subito per mesi e per anni violenze, questo ve lo garantisco, perché io mia cugina la conosco bene, è una persona che pretende rispetto e te lo dice, quindi non stiamo parlando di una persona che cova e si chiude. Quindi ricordiamola bene Lorena, per quello che è». «Può capitare a chiunque, - continua - anche a una persona che nella vita ce l’ha fatta, questo perché appunto forse sono le donne che vengono temute di più, che ti mettono a nudo, quelle che ti costringono a metterti in discussione e per questo sono scomode».










