Ai distributori la sensazione è ormai chiara: lo sconto sulle accise non produce più un reale sollievo. Le medie nazionali giornaliere comunicate dai gestori ed elaborate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la modalità self-service attestano il gasolio a 2,177 euro al litro, con un pieno da 50 litri pari a 108,85 euro. La benzina, pur restando oltre la soglia dei due euro, si colloca a 2,067 euro al litro (103,35 euro per un rifornimento da 50 litri), segnando un divario anomalo di oltre dieci centesimi a sfavore del diesel, che resta l’unico carburante coperto dall’intervento fiscale statale. La criticità emerge ancor più nel confronto con lo scenario senza il “paracadute” pubblico.
In assenza della riduzione d’imposta prevista dal decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, che fissa l’accisa a 532,90 euro per mille litri rispetto all’aliquota ordinaria di 672,90 (taglio di 14 centesimi al litro che sale a circa 17 centesimi considerando l’Iva), il prezzo del gasolio balzerebbe a 2,347 euro al litro. Un pieno arriverebbe così a costare 117,35 euro, cioè 8,50 euro in più rispetto ai livelli attuali, superando il precedente picco storico del 17 marzo 2022 (2,229 euro al litro) registrato all’avvio del conflitto russo-ucraino.






