L’appoggio ‘condizionato’ di Calenda rischia di rivelarsi un boomerang. Così Schlein, che finora si è tenuta fuori dai giochi, potrebbe tentare un colpo di mano imponendo Majorino. Ma la base e il Pd locale come la prenderebbero?

Passeggiando tra gli stand della Festa dell’Unità milanese, si respira un clima decisamente rilassato, nonostante la morsa del caldo anomalo. Assistiamo al ritrovo di vecchi amici (o “compagni”, per i più nostalgici), alla sfilata di personalità di tutto il centrosinistra, a comuni elettori che ascoltano – più o meno interessati – i numerosi dibattiti e ai Giovani Democratici che, qualunque cosa succeda, continuano a spillare le birre come se non ci fosse un domani. Tutto come sempre molto bene organizzato, in una calma rassicurante, ma solo apparente.

La Festa dell’Unità milanese al circolo Corvetto (Ansa).

Così l’appoggio di Azione danneggia Calabresi

Il retroscena è una continua fibrillazione di contatti tra dirigenti locali e nazionali, nonché tra punti di riferimento delle varie correnti e gli aspiranti candidati a quelle primarie che nessuno si è ancora preso la briga di ufficializzare. La lunga attesa su una decisione in merito si è trasformata in tensione dopo l’annuncio di Mario Calabresi che, lasciando Chora Media, ha in pratica preso la rincorsa verso Palazzo Marino. Un effetto paradossale: come è possibile che, invece che gioire della disponibilità di una personalità unificante e fuori dagli schieramenti di partito, siano aumentate le turbolenze?