Chi si aspettava che oggi Mario Calabresi annunciasse la sua candidatura a sindaco di Milano, alla presentazione del suo libro 'Alzarsi all'alba', è rimasto deluso ma non troppo. Perché parlando di fatica e ascolto (tema, quest'ultimo, del suo futuro volume in uscita il 22 settembre) ha un po' delineato in qualche modo il seme di quello che potrebbero essere il suo programma politico e la sua campagna elettorale. "Siamo tutti, io lo sono, in rispettosa attesa di cosa sarà" ha detto assicurando rispetto "ai tempi della politica" che deve decidere se e come fare le primarie del centrosinistra. E "in attesa di capire cosa succede, io ho fatto un passo" ha aggiunto facendo riferimento alle dimissioni da tutte le cariche in Chora, la società editoriale che si occupa di podcast di cui è fra i fondatori perché "volevo fare le cose per bene". "Ho fatto un bel salto perché mo' sono disoccupato" ha scherzato. Disoccupato ma con le mani libere per "ascoltare, capire" e incontrare chi ritiene. Ed è proprio un percorso di ascolto quello che ha intrapreso "stupito" delle reazioni della politica alle sue dimissioni ma anche, positivamente, da quelle delle tante "persone che quando cammino sentono il bisogno di fermarmi e raccontarmi qualcosa". "Milano - ha spiegato - è diventata la città dei grattacieli ma non credo che i grattacieli siano il problema, credo che il problema sia se non guardiamo al livello della strada". "Credo che quello che ci sia di più bello oggi è l'ascolto dei bisogno delle persone" senza idealizzare il passato e guardando avanti. Dalla difesa della scuola primaria Paravia, che lui ha frequentato ed ora "su 106 bambini, solo uno ha entrambi i genitori italiani, ed è dipinta come una scuola impossibile ma è un luogo di impegno con maestre straordinarie" al bisogno "di spazi di socialità gratuita" come Cassina Anna, il complesso alla periferia Nord della città dove si è svolto l'incontro, da una citazione di Aldo Moro a una di Pinin Brambilla Barcilon, che per 20 anni ha restaurato il Cenacolo di Leonardo, l'ex direttore di Repubblica e Stampa ha parlato dei bisogni di quella che per lui "è la città delle possibilità". Per questo, ha rivendicato, l'ha scelta insistendo con i soci romani come sede di Chora "dove ora lavorano 130 persone". "Amo che Milano è ancora la città delle possibilità, dove le cose possono succedere" ha detto. Mentre quello che non gli piace è "il caldo di questa estate. Non mi piace che è la città della fatica a respirare, d'estate come d'inverno, che ha bisogno di spazi di verde". E per la politica, in generale, c'è un altro tema importante "la vista lunga" e la cura. "La vita quotidiana dei cittadini italiani si misura sui ritardi dei treni non sul ponte sullo Stretto. Il tema della cura, della manutenzione di uno Stato, della città, delle infrastrutture, di un ospedale apparentemente non è sexy ma è quello che fa la differenza nella vita delle persone". Parole che, forse, direbbe un sindaco.
Calabresi scalda i motori a Milano: 'Sono in rispettosa attesa di cosa sarà' - Notizie - Ansa.it
"Questa è la città delle opportunità ma serve ascolto. Non mi piace questo caldo" (ANSA)








