Calabresi subito, e senza primarie. È questa la linea – meglio: sono queste le condizioni – che Carlo Calenda e Pina Picierno vorrebbero imporre al centrosinistra per la corsa a sindaco di Milano. Azione ha flirtato per anni con la destra, ipotizzando il sostegno a un candidato civico, ma ora sarebbe disposta a rientrare in coalizione con Pd, M5S e sinistra a patto che scelgano Mario Calabresi senza passare dai gazebo, mollando quindi Pierfrancesco Majorino e tutti gli altri potenziali candidati. Uno schema che sta facendo irritare molti nella sinistra Pd, a partire dal consigliere regionale Paolo Romano, che al Fatto lo dice dritto: “Il problema non è sostenere Calabresi, ma vantarsi di essere fuori dal centrosinistra salvo poi tornare a dire: vi diciamo noi chi candidare e come. Non facciamo politica dipendendo ai ricatti di Calenda”.

L’argomento è delicato. Calenda sostiene che “Azione è molto forte a Milano” e attacca la “segreteria milanese del Pd”, guidata da Alessandro Capelli, per non avere avuto una “reazione entusiasta” all’ipotesi di convergere tutti su Calabresi. Le primarie sono “autolesionistiche”. E così la pensa anche Pina Picierno, leader di Spazio pubblico, che con Calenda ha firmato una nota congiunta nei giorni scorsi: “Calabresi è un ottimo candidato, andrebbe sostenuto da tutti senza farlo passare per il tritacarne delle primarie”.