È il simbolo di un derby inedito. Una sfida che forse Altamura non avrebbe mai sognato di vivere e Bari forse mai immaginato di disputare. Dalla città murgiana, Francesco Caputo si è arrampicato in un percorso che lo ha portato fino alla maglia azzurra. Un cammino costruito esclusivamente sulle sue forze, passando dalla dura gavetta.
Perché «Ciccio», come lo chiamano tutti, non è cresciuto nel vivaio di una big: è partito dalle categorie inferiori, segnando a raffica prima nel Toritto, poi proprio nella sua Altamura, ormai vent’anni fa, in eccellenza. Da lì, l’ascesa è stata irrefrenabile: il Noicattaro in C2, l’approdo in biancorosso in B e la promozione in A ottenuta al primo colpo con Antonio Conte che ritroverà a Siena per un altro salto in A. Quindi, il ritorno al Bari: quattro anni tra i cadetti dal 2011 al 2015 con 49 reti in 149 gare ufficiali. Un addio burrascoso e la ripartenza dall’Entella, la nuova promozione in A con l’Empoli e finalmente la massima categoria respirata a pieni polmoni con i toscani, il Sassuolo e la Sampdoria, la chiamata in Nazionale nel 2020 e la rete nell’amichevole con la Moldavia. Ma tutto è nato dalla sua città. Che ora si appresta ad ospitare il match più prestigioso della sua storia. «Deve essere una festa, non si può immaginare diversamente tra due città legate per cultura, tradizioni, origini più profonde. È scontato che lo stato d’animo sia opposto. Ad Altamura sarà un autentico evento, mentre il Bari si trova in una categoria che, senza usare giri di parole, è una bestemmia sportiva se si considera il blasone e il bacino d’utenza di un club così glorioso. Inutile, tuttavia, continuare a battere sulle cause che hanno condotto fin qui. La multiproprietà, gli errori macroscopici della scorsa stagione, la frattura tra piazza e proprietà sono incontrovertibili. Tuttavia, ora conta soltanto una cosa: uscirne immediatamente. Sarebbe l’unico modo per provare a ricreare un entusiasmo che ora si è del tutto disperso».








