ROVIGO - La sua passione era il rugby. La sua vocazione insegnarlo ai giovani. La sua seconda patria il Galles dove, si narra, ogni abitante è nato su un campo da rugby, o perlomeno vi è stato concepito. Fra queste coordinate si è mossa gran parte della vita di Claudio Martinelli, per tutti "Caio", storico allenatore giovanile di Rovigo, morto ieri alle 13,30 in ospedale a Rovigo per un male che non perdona. Aveva 72 anni, era nato il 18 ottobre 1953, e ancora tanto da dare alla vita e al rugby.
Il ricordo Ricorda il nipote Enrico Ruzza, insieme a lui nello staff tecnico del Rovigo Under 18: «Alla prima riunione stagionale non c'era, perché stava male, ma ha telefonato per dirci: anche se non posso venire ho studiato la mischia del Sudafrica e c'è qualcosa che possiamo applicare». Martinelli viveva in città a San Pio X, insieme alla moglie Eleonora e al figlio Mattia, ex giocatore, ora anch'egli allenatore nel Romagna. «Il club si stringe con sincera partecipazione alla famiglia, agli amici e a coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e condividere con lui un tratto di vita» lo ricorda la Rugby Rovigo. Ai familiari le condoglianze anche del "Gazzettino". I funerali venerdì alle 10,30 alla chiesa Madonna Pellegrina della Commenda.Martinelli lavorava come postino. Le ore non trascorse a consegnare lettere o in famiglia, le passava al campo o nei viaggi in Galles a trovare l'amico fraterno Meirion Prosser, ex straniero del Rovigo. Era legato anche al tecnico scozzese Nairn McEwan. Caio ha allenato e formato generazioni di rossoblù, da quella di Moscardi e Baratella, a quella di Medea e Lodi, fino a quella di Ferro e Lubian, vincendo Trofei Topolino, Tornei Aldo Milani, titolo italiani Under 15, Under 19, Under 21 (da assistente) e tanti altru. Toccante il ricordo del pilone Nicola "Bibi" Quaglio, che riportiamo qui a fianco. Racconta meglio di ogni altra parola, o di ogni successo, chi è stato Caio per i suoi ragazzi.








