Il cuore? Alla fine è un organo tremendamente abitudinario. Sviluppa i suoi ritmi, si adatta ai tempi dell’organismo, fatica a sopportare i cambi ripetuti sulle lancette. È vero che stiamo parlando di una struttura fondamentale del corpo e che ogni cronotipo (riferendoci alle persone) è diverso, ma è meglio rispettare l’orologio del cuore. Anche e soprattutto a tavola. Perché chi anticipa o ritarda i pasti del fine-settimana rispetto alle abitudini dei giorni lavorativi aumenta negli anni il rischio d’infarto e di patologie cardiovascolari. E non di poco. Per gli uomini, i pasti anticipati o ritardati di un’ora nel weekend (in confronto ovviamente a quanto indicano le lancette nei giorni lavorativi) si associano nel tempo ad un rischio accresciuto di oltre un quinto, mentre sale del 14% il rischio globale di malattie cardiovascolari. A segnala quanto e come occorra fare attenzione al “jet-lag” a tavola è uno studio pubblicato su Communications Medicine, coordinato da Bernard Srour, Direttore della Ricerca presso l’istituto francese INRAE.

Abitudini sotto esame

Gli esperti d’oltralpe hanno analizzato il legame tra il jet lag alimentare e il rischio di malattie cardiovascolari all'interno della coorte NutriNet-Santé, valutando le informazioni di 104.806 partecipanti raccolte tra il 2009 e il 2023. Il peso del jet-lag alimentare è stata calcolata in base all'orario del primo e dell'ultimo pasto della giornata dei partecipanti, sia nei giorni feriali che nei fine settimana. L'associazione tra il jet lag alimentare e il rischio di malattie cardiovascolari è stata valutata considerando anche altri fattori come età, stato civile e numero di figli conviventi, fattori socio-professionali, fumo, consumo di alcol, attività fisica, alimentazione, sonno e altro. Confrontando gli orari dei pasti nei giorni feriali e nel fine settimana, i ricercatori hanno classificato il jet lag alimentare in base all'entità della differenza in tre categorie. La prima è quella di chi “anticipa” con pasti consumati prima nel fine settimana rispetto ai giorni feriali (due ore di anticipo medio) la seconda è quella di chi non modifica le abitudini e la terza di chi ritarda, con orari dei pasti posticipati nel fine settimana rispetto ai giorni feriali, con un ritardo medio di 1 ora e 40 minuti.