di Rossella Dotta

È un meccanismo molto semplice, ben collaudato, che funziona a dovere e abusato al punto di essere diventato immediatamente smascherabile.

Il modus operandi si concretizza in quattro step che agiscono in sinergia: 1) semplificazione estrema di problemi complessi in slogan dotati di immediatezza e facile comprensione, “è colpa loro”, “la soluzione è una sola”; 2) individuazione di un nemico comune, il capro espiatorio su cui convogliare la buona dose di frustrazione di cui ciascuno é provvisto; 3) ripetizione dello stesso messaggio come un mantra, ovunque, fino a renderlo “senso comune”, indipendentemente dalla sua veridicità; 4) appello emotivo a emozioni come la paura, che richiede una spinta immediata a reagire, senza considerare dati e argomentazioni.

Si costruisce un’identità offrendo un senso di appartenenza (“noi” vs “loro”) più che un programma, promettendo un ritorno a un passato idealizzato e mai davvero esistito. A veicolare questa realtà alternativa non potrà che essere l’informazione, la cui manipolazione seleziona solo i fatti che confermano la narrazione.

Come difendersi, dunque? Solo col dubbio metodico, che si pone domande prima di reagire. Se la propaganda ha bisogno di un salto immediato tra stimolo emotivo e reazione (rabbia – condivisione – voto), il dubbio inserisce uno spazio in quel salto interrompendo l’automatismo. Sarebbe utile chiedersi “chi me lo sta dicendo?”, “cosa ci guadagna?”, “c’è qualcuno che dice il contrario?”.