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10 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 7:50

Se il potere è la capacità di indurre comportamenti, pigiando una vasta tastiera che va dall’influenzamento all’esercizio diretto della violenza, nell’attuale fase storica – in cui dagli arsenali del comando traboccano armi mentali create dall’incontro tra le metodologie comunicative e le tecnologie messe a punto dalle neuroscienze – lo strumento più efficace (e al tempo stesso più economico) risulta la menzogna. La mistificazione finalizzata a spostare la percezione collettiva verso apparenti criticità emotive, funzionali a rafforzare la rendita di consenso lucrata dai dominanti. Ergo, indurre la pubblica opinione ad avvalorare e interiorizzare una rappresentazione della realtà che coincida con le priorità strategiche di tale casta padronale.

Di conseguenza, dal momento in cui – mezzo secolo or sono – ha preso avvio l’operazione culminata nell’attuale restaurazione oscurantista, il cantiere preposto a definire i criteri dello scontro per imporre la nuova egemonia reazionaria si è dedicato a manipolare la configurazione socio-politica del campo prescelto: la trasformazione della tematica ultra-sensibile della sicurezza in questione iper-ansiogena. Ovviamente piegando a vantaggio del proprio posizionamento strategico i termini della questione.