Nessuna ingerenza in Generali, che resterà un investimento finanziario. Sì invece alle sinergie, il 60% delle quali sarà raggiunto già nel 2028. A due giorni dall’assemblea chiamata a dare il via libera all’aumento di capitale al servizio dell’Opas su Montepaschi, Intesa Sanpaolo risponde alle domande degli azionisti in vista dell’assise che si terrà con la modalità del rappresentante designato. E mette nero su bianco alcuni degli impegni al mercato legati alla scalata a Siena.
Si parte da una certezza, già indicata con chiarezza agli investitori al momento del lancio dell’Opas. La partecipazione del 13,2% detenuta nel Leone attraverso Mediobanca, qualora l’Opas andasse a segno, sarà «mantenuta in continuità» con l’attuale trattamento contabile di Mediobanca», e quindi con il metodo del patrimonio netto, «come investimento azionario, non di controllo, senza ingerenza nella governance di Generali» e «beneficerà del regime prudenziale del Danish Compromise».
Insomma, nessuna volontà – né possibilità, nell’assetto prospettato – di mettere mano alla gestione di Trieste. L’attenzione di Ca’ de Sass è piuttosto concentrata sugli aspetti industriali dell’operazione su Mps e, a cascata, sugli effetti dell’integrazione di Mediobanca. È qui che si gioca una parte importante della partita. Nel dettaglio, Intesa conta di realizzare nel 2029 tutti i 2,9 miliardi di euro annui di sinergie lorde stimate dall’operazione ma già nel 2028 prevede di raggiungerne il 60%. Abbastanza per creare «uno dei principali player finanziari in Europa». Confermata anche la promessa di remunerazione agli azionisti: circa 61 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, contro i circa 50 miliardi previsti dal piano stand-alone, con una distribuzione straordinaria cash di circa 2,7 miliardi nel biennio 2026-2027.










