Intesa Sanpaolo accelera verso l'assemblea del 10 settembre per l'approvazione dell'aumento di capitale a servizio dell'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro per il Monte dei Paschi di Siena. Il gruppo guidato da Carlo Messina ieri ha risposto alle domande presentate dagli azionisti sull'operazione: 2,9 miliardi di sinergie al 2029 (di cui circa 1,5 miliardi sul fronte dei costi) e 61 miliardi di capitale distribuito agli azionisti nell'arco del piano industriale triennale. Circa il 22% in più rispetto al piano di Intesa stand alone.
«L'operazione rappresenta un'opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo», spiega Ca' de Sass, «accelerando la creazione di valore anche grazie al raggiungimento di elevate sinergie che coniugano scala, complementarità e basso rischio di esecuzione, con l'obiettivo di consolidare le principali aree di business dei due gruppi: wealth management, protection & advisory, corporate & investment banking, retail & commercial banking e consumer finance».La speranza degli addetti ai lavori Gli addetti ai lavori si aspettano una partecipazione vicina al 65% del capitale con un largo consenso a favore dell'operazione. D'altra parte i proxy advisor hanno dato indicazioni chiare a sostegno dell'Opas: peraltro, per consegnare le deleghe di voto al rappresentante designato c'è tempo fino alla tarda mattinata di domani. Agli azionisti, Messina ha ribadito che l'operazione rappresenta un'opportunità «strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo». Motivo per cui da Cernobbio il presidente del gruppo Gian Maria Gros-Pietro ha spiegato di aspettarsi un «largo appoggio degli azionisti». E il fondo Norges - che detiene l'1,2% del capitale - ha già reso noto di approvare i punti all'ordine del giorno dell'assemblea.Intesa ha quindi ribadito ai soci che l'operazione con Mps, permetterà di «accelerare il raggiungimento degli obiettivi dichiarati nel piano d'impresa 2026-2029». Per quanto riguarda il 13,3% di Generali custodito dal Monte tramite Mediobanca è previsto che la quota sarà mantenuta da Intesa in «continuità con l'attuale trattamento contabile adottato da Mediobanca secondo il metodo del patrimonio netto, come investimento azionario non di controllo senza ingerenza nella governance di Generali», e beneficerà del regime prudenziale del Danish Compromise. L'investimento su Trieste sarà, quindi, puramente finanziario. Motivo per cui Messina a giugno aveva dichiarato: «A me interessa l'utile netto di Generali e che questo cresca. Se poi cresce attraverso partnership con Unicredit allora ben venga».Di conseguenza sarà ceduta sul mercato la partecipazione del 3,01% del Leone «acquisita al solo fine di evitare un utilizzo pregiudizievole per Intesa Sanpaolo della normativa in tema di partecipazioni incrociate». E a questo proposito, la banca ha ribadito che «non esistono accordi, intese o convergenze con il gruppo Unipol-Bper (a cui saranno ceduti circa 635 sportelli di Mps per ottemperare alle disposizioni Antitrust, ndr) o qualsiasi altro azionista, aventi a oggetto le partecipazioni in Assicurazioni Generali».L'esito dell'assemblea di giovedì si incrocia con i destini di Mps e con l'assise che Siena ha convocato per fine ottobre per approvare la doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali. Una partita che passerà anche per le mosse di Delfin anche alla luce di quanto ha detto da Cernobbio Leonardo Maria Del Vecchio. L'imprenditore prima ha duramente criticato la gestione solitaria dell'ad Francesco Milleri («Delfin non si chiama Millfin», ha polemizzato), poi ha sottolineato che «la strategia verrà dettata dagli azionisti di Delfin» e che in tal senso resta valido «il sogno di mio padre di creare un campione italiano finanziario che vada a competere con le più grandi banche europee». Aggiungendo: «Speriamo che per la prima volta il board di Delfin chieda agli azionisti quali siano le strategie da adottare, esattamente come succedeva prima quando c'era mio padre a guidare il gruppo».











