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Redazione Salute

Si aprono nuove prospettive per la radicalità oncologica, la preservazione d’organo e la qualità di vita nei malati con tumori mensenchimali, sarcomi retroperitoneali, GIST e tumori delle guaine nervose

È la nuova frontiera della chirurgia robotica e mininvasiva e riguarda il trattamento di tumori rari e, in alcuni casi, molto invasivi e difficili da trattare, come quelli mesenchimali dell’addome e della pelvi. «Si tratta di un gruppo eterogeneo di neoplasie rare, che comprende i sarcomi retroperitoneali, i GIST (tumori stromali gastrointestinali) e i tumori delle guaine nervose, benigni e maligni – spiega Fabio Pacelli, Ordinario di Chirurgia Generale all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli a Roma . La loro incidenza è stimata tra uno e cinque nuovi casi ogni 100mila abitanti ogni anno. E proprio per la loro rarità e complessità, richiedono un approccio altamente specialistico e multidisciplinare».

Negli ultimi anni, l’evoluzione delle tecniche diagnostiche, l’introduzione di terapie target sempre più selettive e lo sviluppo di strategie chirurgiche avanzate hanno profondamente trasformato l’approccio terapeutico a queste neoplasie e gli esiti del trattamento. «Queste innovazioni aprono la strada a nuove prospettive in termini di radicalità oncologica, preservazione d’organo e qualità di vita – prosegue Pacelli -. La gestione ottimale di queste patologie è strettamente legata ad un percorso diagnostico-terapeutico dedicato, sin dalla fase pre-operatoria. Questo comprende un’accurata caratterizzazione istopatologica e molecolare, anche mediante l’impiego crescente di strumenti diagnostico-terapeutici innovativi come la radiomica, l’intelligenza artificiale applicata all’imaging e le tecniche robotiche».