di
Angela Cotticelli
L’alcol attraversa la placenta e può raggiungere organi e apparati del feto, compreso il cervello, provocando diversi disturbi al nascituro. Evitare il consumo è la strategia di prevenzione più sicura
In occasione della Giornata Internazionale della Sindrome Feto-Alcolica e dei disturbi correlati (9 settembre), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) richiama l’attenzione sottolineando l’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e di una presa in carico tempestiva. Lo spiega il presidente Massimo Agosti.
Zero alcol in gravidanza «La prevenzione dovrebbe iniziare già prima del concepimento, soprattutto per le giovani coppie che desiderano avere bambini sani e che possono contribuire alla salute del futuro bambino attraverso un corretto stile di vita. L’alcol assunto durante la gravidanza attraversa la placenta e può raggiungere organi e apparati del feto, compreso il cervello. Può provocare danni alle cellule sia dal punto di vista quantitativo, riducendone il numero, sia qualitativo, compromettendone le caratteristiche. I disturbi dello Spettro Feto-Alcolico comprendono un insieme ampio di manifestazioni: all’interno dello spettro si colloca anche la fase clinica conclamata della Sindrome Feto-Alcolica, caratterizzata, tra gli altri aspetti, da anomalie cranio-facciali e ritardo neurocognitivo. Ma dalla forma conclamata alle manifestazioni più sfumate esistono diverse gradazioni, che possono dipendere dalla quantità di alcol assunta. Per questo il concetto fondamentale da trasmettere è quello di zero alcol: evitando completamente il consumo si sceglie la strategia di prevenzione più sicura» spiega Agosti.










