di
Andrea Pasqualetto
Forlì, il Racis sul soccorritore 28enne: «Mi sono arrivati dei prodotti nuovi, bellissime»
Un’immagine con quattro bare, un’altra con i resti riesumati, un’altra ancora con un il carro funebre. Gli screenshot sono macabri, i commenti ironici: «Ragazzi offerta speciale!!!...». «Mi sono arrivati dei prodotti nuovi, bellissime». «Se volete fare un giro chiamatemi pure». E lui è Luca Spada detto Spadino, il ventottenne soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli finito in carcere per l’omicidio di una paziente e sospettato di aver ucciso altre cinque persone. Faceva l’autista di ambulanze e arrotondava con l’agenzia di pompe funebri. Salvava e seppelliva.
Secondo la procura di Forlì avrebbe provocato le morti insufflando aria nelle vene di pazienti mentre venivano trasferiti, provocando così un’embolia. Ma il movente potrebbe non essere nell’inquietante intreccio del doppio lavoro, anche perché la «sua» agenzia in questione non si è occupata delle esequie delle sei persone decedute. Gli specialisti della sezione psicologica dei carabinieri del Racis di Roma hanno concluso per una «spinta motivazionale interna, ossessiva e incontrollabile» attribuendo a Spadino un «comportamento delittuoso con carattere di serialità... il mantenimento nel tempo delle motivazioni e degli obiettivi eliminatori senza ripensamenti».














