Per evitare di trasformarsi in una nuova formula retorica, l’idea di un Nexus da governare deve tradursi in una realtà concreta e misurabile. Eppure, molti di coloro che ne parlano la danno erroneamente per acquisita, quando in realtà ancora non esiste. Oggi rappresenta piuttosto un’aspirazione: quella di costruire un sistema capace di governare relazioni intersettoriali complesse, un obiettivo tanto necessario quanto difficile da realizzare. I limiti della contabilità nazionale – in particolare dei metodi utilizzati per costruire il Prodotto interno lordo (PIL) e delle matrici intersettoriali elaborate da Wassily Leontief a partire da esso – rendono molto difficile tradurre questo approccio in misure concrete e realmente operative. Alla fine del secondo millennio fu facile per Alan Greenspan, allora presidente della Federal Reserve, sostenere che la quantità di beni materiali necessaria alla produzione si fosse ridotta.
Un’argomentazione che contribuì a ridefinire le misure della produttività e a sostenere due grandi bolle speculative. Oggi appare altrettanto semplice indicare acqua, energia e cibo come beni strategici e invocarne una gestione più razionale. Ogni volta sembra la scelta più giusta, persino urgente. Eppure, anche questo auspicio rischia di restare poco più di un elenco di emergenze, colli di bottiglia e vincoli che ostacolano la produzione complessiva dei beni economici e sociali.








