Il petrolio torna a correre e supera nuovamente la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, mentre l'escalation militare in Medio Oriente alimenta i timori sulla continuità delle forniture. Il Brent, riferimento per il mercato europeo, ha raggiunto i 100,08 dollari al barile, in rialzo del 2,2%, tornando sopra quota 100 per la prima volta dal 24 luglio scorso. In aumento anche il West Texas Intermediate, che guadagna l'1,8% e sale a 94,69 dollari al barile. Dati in linea con le rilevazioni di mercato di mercoledì, che indicano il Brent intorno ai 100 dollari e il Wti poco sotto i 95.
A spingere le quotazioni è soprattutto il nuovo deterioramento della situazione in Medio Oriente. Gli ultimi attacchi tra Stati Uniti e Iran, insieme all'allargamento delle tensioni nell'area del Golfo, hanno riacceso i timori per possibili interruzioni dell'offerta. Particolare attenzione è rivolta allo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi attraverso cui il petrolio raggiunge i mercati internazionali. Secondo Reuters, i flussi attraverso lo stretto, che prima della nuova escalation erano tornati nell'ordine degli 8-9 milioni di barili al giorno, sono scesi sotto i 2 milioni.
Sul mercato pesa anche la crescente incertezza sulle prospettive dell'offerta. Gli attacchi degli Houthi, movimento sostenuto dall'Iran, hanno colpito nelle ultime ore obiettivi in Arabia Saudita, comprese infrastrutture legate al settore energetico. Il timore degli operatori è che una prosecuzione delle ostilità possa provocare ulteriori danni alla produzione o rendere più difficili i trasporti via mare, aumentando il cosiddetto premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del greggio.











