<p>Il petrolio torna a correre e riporta il rischio geopolitico al centro dei mercati.
Il Brent, il 23 luglio, ha superato i <strong>100 dollari al barile, </strong>per la prima volta dalla fine di maggio, dopo le notizie di un presunto attacco contro due petroliere al largo delle coste saudite e il nuovo scambio di minacce tra Stati Uniti e Iran.
Il Wti è balzato di <strong>oltre il 5%, fino a 91,4 dollari, </strong>mentre gli operatori tornano a temere un’interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. </p> <h2>Gli attacchi alle petroliere fanno impennare i prezzi</h2> <p>A innescare il rally sono state le segnalazioni diffuse dalla <em>United Kingdom Maritime Trade Operations </em>secondo cui una <a href="https://www.milanofinanza.it/news/guerra-in-iran-la-diretta-l-iran-minaccia-se-gli-usa-colpiscono-fermeremo-tutto-il-petrolio-nello-stretto-202607230930361893">petroliera sarebbe stata colpita</a> a circa 70 miglia nautiche a sud-ovest di Al Shuqaiq, in Arabia Saudita.
L’impatto avrebbe provocato un incendio a bordo, senza vittime. </p> <p>La responsabilità è stata rivendicata dagli<strong> Houthi yemeniti,</strong> sostenuti dall’Iran, che hanno dichiarato di aver colpito due petroliere saudite con droni e missili nell’ambito del blocco navale annunciato nei confronti di Riad.









