C’è un modo molto semplice per ridurre la percentuale dei giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione: fare in modo che una parte di quei giovani se ne vada.Nel 2025 la quota dei Neet (acronimo dall’inglese Not in Education, Employment or Training) calabresi tra i 15 e i 34 anni si attesta al 24,3%. È un dato – quello analizzato da il Sole 24 Ore sulla base dei dati raccolti dalla fondazione Dedalo – ancora molto alto, che colloca la Calabria al terzo posto in Italia, dietro Campania e Sicilia, contro una media nazionale del 15,6% e una media europea del 12%. Eppure il dato viene accolto anche alla luce del calo registrato nell’ultimo periodo.In dodici mesi la percentuale diminuisce di 4,4 punti, passando dal 31,3% di inizio 2024 al 24,2% del secondo trimestre 2025. Il calo è reale, ma da solo non racconta cosa sta succedendo. Un tasso, infatti, dipende sia da chi compone il gruppo considerato sia da chi ne esce. E in Calabria una parte consistente dei giovani continua a lasciare la regione.Il punto, quindi, non è negare il miglioramento dell’indicatore, ma capire quanto di quel miglioramento dipenda da un aumento delle opportunità e quanto, invece, dalla progressiva riduzione della popolazione giovanile.Guardando alla fascia 15-29 anni, quella utilizzata nei principali confronti europei, il quadro resta particolarmente pesante. Nel 2024 la Calabria registra il dato peggiore d’Italia, con il 26,2% di Neet.Su scala continentale, soltanto angoli remoti come la Guyana francese o il Sud-Est rumeno fanno registrare numeri più impietosi.