Mettiamola così, detta da una signora dalle 86 primavere: "Il pratese vero tiene più al Corteggio e alla festa della Madonna che al nostro patrono, Santo Stefano, il 26 di dicembre. E’ la nostra storia". Assurdo come nel giro di una settimana questa città cambi pelle, colori, vibes, a dirla con la modernità. Dalla landa semi-deserta d’agosto - complice ferie e vacanze - alla capitale delle tradizioni pure.
Sarà l’aria che tira, la brezzetta che agevola il passeggio, i locali aperti coi tavolini mai vuoti sulle sponde del marciapiede, le scie di street food che riempono le viuzze del centro storico, i bambini che corrono al grido di "Eccoliii, stanno arrivando, sentite le chiarine".
Sarà la curiosità mixata alla felicità di chi, in piedi, s’appoggia con un braccio alle spallette che separano il resto del mondo dal Corteggio in marcia, mentre con l’altro incita i gonfalonieri in missione, i valletti, le autorità - in abundantiam quelle politiche: dall’assessora regionale Manetti (in assenza del governatore Giani) all’assessore di Palazzo Vecchio Danti (in assenza della sindaca fiorentina Funaro), alla giunta, al gotha del Pd (Furfaro, dal Nazareno, in prima fila), fino agli esponenti d’opposizione in consiglio comunale e in Regione -. Per non parlare dei millemila gonfaloni issati a saldare il sodalizio e la solidarietà verso Prato delle città a lei gemellate.






