Pubblicato il: 08/09/2026 – 19:01
di Marco Russo
CATANZARO Un prestito da quasi 20 mila euro, l’asta per un immobile sito nel centro di Roma e l’interesse del figlio del presunto boss intenzionato a «fare soldi puliti». Danilo Abramo, l’imprenditore catanzarese coinvolto nell’inchiesta della Guardia di Finanza scattata ieri, avrebbe coltivato anche rapporti con la cosca La Rosa di Tropea e in particolare con Alessandro La Rosa, figlio del presunto boss Francesco “u bimbu”, condannato in primo grado a 20 anni nel processo Olimpo. A indicare la sua presunta caratura criminale sarebbe stato lo stesso Abramo in una conversazione intercettata con un suo collaboratore: «Lo sai chi è lui no?….Mancuso, Limbadi…è il figlio di Francesco La Rosa, u bimbu». Per l’imprenditore sono scattati ieri mattina gli arresti domiciliari, insieme all’avvocato Gennaro Pierino Mellea e a Roberto Mercurio. Tra le accuse, anche l’aver agevolato alcune cosche di ‘ndrangheta. Disposta invece la custodia cautelare in carcere per Alessandro La Rosa, ritenuto dagli inquirenti esponente come il padre dell’omonima ‘ndrina facente riferimento ai Mancuso di Limbadi.
Il prestito da 20 mila euro
Nel delineare i rapporti tra Abramo e La Rosa, gli inquirenti partono da un “prestito” che quest’ultimo avrebbe garantito all’imprenditore catanzarese per assicurarsi un immobile all’asta sito nel centro di Pisa. Una cifra di circa 20 mila euro che, per l’accusa, è «di più che probabile provenienza illecita considerata l’appartenenza di La Rosa all’omonimo clan». In un’intercettazione, Abramo rassicura i suoi soci riguardo la cifra mancante, che sarebbe stata garantita da «quello di Tropea», aggiungendo che «non c’è problema, l’ha promesso». Negli stessi giorni, rilevano gli investigatori tramite accertamenti bancari, Abramo avrebbe effettuato quattro versamenti dal valore di 16 mila euro, presumibilmente – è l’ipotesi – proprio la cifra data da La Rosa.







