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«Feccia». «Sporca dozzina». «Figli di nessuno». E ancora: «camerati», «irriducibili idealisti», «patrioti indomiti». Sono alcune delle definizioni con cui Roberto Vannacci ha descritto i militanti del suo partito, Futuro Nazionale, dando l’impressione di una classe dirigente nuova e controcorrente, lontana dalla politica di professione. Ma se si guarda ai dirigenti del partito e alle figure più rilevanti a livello locale, si trovano in realtà persone dedite alla politica da anni, o da decenni, e che hanno deciso di aderire a Futuro Nazionale per le ragioni più varie. Alcuni per convinzione ideologica, altri per opportunismo, per trovare spazio e visibilità; altri ancora perché erano in rotta col proprio partito.

La maggior parte di questi nuovi iscritti deriva dalla Lega, poi ci sono parecchi ex iscritti di Forza Italia e, in misura minore, di Fratelli d’Italia, oltre a diversi “civici” di centrodestra, anche relativamente moderati. Naturalmente c’è anche una vasta rete di militanti e simpatizzanti riconducibili alle forze armate. In gran parte, comunque, si tratta di persone che non avevano ruoli di grande prestigio, o che non avevano di fronte a loro un luminoso futuro politico.