Postfascisti, no vax, qualche ex grillino, tanti delusi dalla Lega e qualche orfano di Giorgia Meloni. Ma anche tanti che sono alla prima esperienza politica: ecco “i figli di nessuno”, come li chiama Roberto Vannacci. Un migliaio di delegati alla prima assemblea costituente di Futuro nazionale, in via della Conciliazione, Vaticano: il Cupolone sullo sfondo e il Colosseo sul palco. “Rimettiamo Dio patria e famiglia al centro”, ripetono i delegati dal palco. Si vedono pochi tatuaggi della X Mas. La selezione all’ingresso è stata rigorosa. Censura anche sui discorsi, affidata al segretario nazionale Massimiliano Simoni. "I giornalisti cercheranno di farci passare per fascisti, per estremisti, state attenti", è il messaggio diramato dall’organizzazione. Attenti alla tecnica Formigli, dice lo stesso Vannacci dal palco. “Sceglieranno due-tre delegati a caso che magari diranno qualcosa di poco sveglio, per dire che noi siamo lo scarto e la feccia. Ma noi siamo orgogliosi di esserlo”.
Il generale cerca la rissa con la stampa di sinistra. Ma si capisce che accusa di più il fuoco di fila dei giornali del gruppo Angelucci: gli hanno dato dell’utile idiota, della stampella rossa, di quello che finisce per aiutare la sinistra, come gli ha mandato a dire la premier in aula a Montecitorio, rivolgendosi ai deputati passati con Futuro nazionale. Anche lui risponde per interposta persona. Elenca tutte le volte in cui Forza Italia al Parlamento europeo ha votato con Pd, M5s e Avs: sul green deal, sulla guerra in Ucraina, sulle forniture di gas… “E io mi dovrei alleare con un centrodestra che continua a portare avanti l'agenda Draghi?”, è la sintesi del messaggio. Tradotto: Meloni scelga, o noi o Forza Italia.










