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Sulla legge elettorale il centrodestra riparte senza ballottaggio. Un'ipotesi che molti, nella maggioranza, consideravano del resto già morta in partenza e tramontata qualche giorno fa. Innestare, infatti, il doppio turno elettorale come proposto dall'ex presidente del Senato Marcello Pera sotto forma di emendamento su un impianto costruito attorno al premio di maggioranza su base proporzionale non sarebbe stato un passaggio semplice, soprattutto in un sistema di bicameralismo perfetto, osserva un esponente di primo piano della coalizione. Stando così le cose, raccontano, la proposta di Pera verrebbe meno: l'emendamento presentato in Aula al Senato ora potrebbe risultare precluso o essere ritirato.

Prima Albanese, poi Ranucci: la strategia di AvS per il dopo Salis

Mentre in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama proseguono le votazioni, in vista dell'approdo del testo in Aula domani mattina alle 10, gli sherpa della maggioranza torneranno a riunirsi prima di pranzo per fare il punto della situazione. L'incontro si terrà sia in presenza, nella sede nazionale di Fdi in via della Scrofa, sia da remoto. Allo stato, due sarebbero i veri nodi da sciogliere. Innanzitutto, che fine farà la norma anti cespugli del 3 per cento? Gli azzurri la vogliono fortemente, ma c'è più di qualche perplessità in Fratelli d'Italia. In secondo luogo, resta apertissima la questione della soglia per ottenere il premio di maggioranza in Parlamento: scatta se una lista o coalizione supera il 42 o il 41 per cento dei voti validi come vorrebbero i meloniani? Con un emendamento ad hoc Fdi ha chiesto l'abbassamento al 41 per cento.