(ANSA) - ROMA, 08 SET - L'estate 2026 ha impattato sulla maricoltura italiana. Le temperature straordinariamente alte del Mediterraneo, con una media in superfice attorno ai 27 gradi, hanno complicato la gestione degli allevamenti, sopratutto di spigole e orate. L'Associazione Piscicoltori Italiani (Confagricoltura) lancia l'allarme: il fenomeno climatico non può più essere considerato un evento isolato. L'aumento della temperatura, infatti, spinge le specie allevate a mangiare di meno, con effetti diretti sull'economia aziendale. Il raggiungimento della taglia commerciale di spigole e orate richiesta dalla Gdo si allunga, i cicli produttivi diventano meno prevedibili e aumenta l'esposizione ai costi di gestione. "Per le nostre imprese - afferma Claudio Pedroni, vicepresidente esecutivo Api -significa far slittare la disponibilità del prodotto, sostenere più a lungo i costi e operare con margini ancora più incerti, con effetti sull'intera filiera che deve già competere con Paesi che hanno molte più concessioni e norme meno rigide". Una situazione che, secondo l'Api,, non può essere affrontata esclusivamente con la capacità di adattamento delle singole aziende: "Gli allevatori stanno lavorando in un contesto ambientale radicalmente cambiato e con difficoltà che fino a pochi anni fa non erano immaginabili - conclude Pedroni - per permettere di continuare a produrre, tutelare il benessere dei pesci e garantire occupazione occorrono investimenti pubblici mirati, procedure autorizzative più rapide e ricerca applicata". (ANSA).
Piscicoltori (Confagri), 'acque Mediterraneo troppo calde impattano sulla maricoltura'
Piscicoltori (Confagri), 'acque Mediterraneo troppo calde impattano sulla maricoltura'








