Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiGli ordini di navi alimentate con carburanti green sono già una realtà, così come lo è il fatto che i porti italiani risultano essere indietro sulla decarbonizzazione, rischiando di perdere 80 miliardi di valore aggiunto da qui al 2050 se non accelereranno il processo. A delineare la questione è il report Decarbonizzare il mare, rafforzare l’Italia: Trasporto marittimo, vettori energetici e porti, nuova competitività nel Mediterraneo realizzato da Teha group in collaborazione con Edison e NextChem.
Il punto di partenza è il quadro normativo internazionale (strategia sulla riduzione delle emissioni dell’Organizzazione marittima internazionale e le regole Ue soprattutto quelle legate alle quote degli Ets) che stanno rendendo la decarbonizzazione una condizione di competitività e non solo più un obbligo ambientale. Un dato su tutti può far capire come la normativa green stia impattando sulle imprese: tra il 2015 e il 2026 il prezzo reale della CO₂ è aumentato di circa il 650%, passando da valori inferiori a 10 euro per tonnellata a livelli compresi tra 70 e 80 euro, con picchi superiori a 100 euro. A questo si aggiunge che il continuare a dipendere dai combustibili fossili per le flotte Ue e italiane espone gli armatori alla volatilità dei prezzi delle commodity derivanti da shock geopolitici.







