L’intervento è definito «eccezionale» ed eseguito per la prima volta, con questa modalità, all’ospedale di Cuneo. Dove la settimana scorsa, di notte, un paziente è stato operato in urgenza a cuore aperto al Pronto soccorso. Un giovane in arresto cardiaco, arrivato al Dea in codice rosso, vale a dire già in condizioni molto gravi. A salvargli la vita è stata un’équipe multidisciplinare di Medicina d’urgenza, Terapia intensiva, Cardiochirurgia e Chirurgia toracica. Ora il paziente sta meglio ed è uscito dalla terapia intensiva. «Si tratta di un fatto eccezionale - conferma il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera, Giuseppe Lauria -. L’intervento in Dea è stato richiesto dalle condizioni che non consentivano il trasporto in sala operatoria. Ringrazio tutte le figure professionali che sono intervenute: un lavoro di squadra che ha permesso di salvare una vita in condizioni molto critiche». Quando è giunto al Pronto, il ragazzo aveva uno shock emorragico e la situazione si è fatta concitata, fino all’arresto cardiaco. La macchina dei soccorsi si è subito attivata (dall’anestesista di supporto dei medici d’urgenza a terapia intensiva, cardiochirurgia, chirurgia toracica e vascolare). In quel momento l’équipe in servizio al Dea era molto giovane, quindi ha giustamente fatto ricorso al sostegno di un collega «senior». Cioè di Nicoletta Artana, dirigente medico, che stava entrando in servizio per dare il cambio al collega in reparto ed è subito scesa al piano del Pronto, vista la gravità eccezionale della situazione. Racconta: «L’équipe si era già formata per intervenire, siccome si è verificata l’impossibilità di spostare il paziente. Ma si è dovuto allestire una sala operatoria cardiotoracica nella nostra “shock room”, dove gestiamo le persone più gravi e in pericolo di vita. Una stanza di rianimazione, non per operare. Così tutto il personale, dalle oss ai medici, si è attivato per trasferire le attrezzature dai reparti e predisporre la sala necessaria. Un enorme lavoro di squadra. Come medici di urgenza abbiamo anche coordinato il nuovo protocollo per la trasfusione massiva, entrato in funzione nei mesi scorsi con il Centro trasfusionale, poiché serviva una grande quantità di sangue, plasma e piastrine». Mentre la dottoressa Artana si è «divisa» anche con il reparto che doveva prendere in consegna («Il collega che smontava ha atteso che risalissi, lì abbiamo anche 12 letti di terapia semintensiva e c’era una criticità»), pur rimanendo sempre in stretto contatto telefonico con i medici al Dea, l’intervento è proseguito per un paio d’ore. «Sono medico d’urgenza da 25 anni - conclude -, ma è la prima volta per me che si verifica un intervento in questa modalità. Ringrazio tutto il personale e anche i cittadini che, in attesa al Pronto soccorso, hanno dovuto aspettare il turno con i disagi e il ritardo che quanto accaduto in via eccezionale ha comportato per le normali attività di cura».