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Martedì inizia la Champions League, il torneo di calcio per club più importante d’Europa. E nonostante da anni si parli – giustamente – del dominio europeo degli allenatori spagnoli, anche quelli italiani sono parecchi in questa edizione: cinque, contro i sei della Spagna; tre di loro allenano all’estero. Certo, non si può parlare di una “scuola” come in Spagna, cioè di un modo più o meno uniforme di intendere il calcio, ma anche quelli italiani sono (quasi) tutti allenatori preparati e innovativi, alcuni pure molto giovani. Due di loro giocheranno l’uno contro l’altro già alla prima giornata.
In questa edizione, l’allenatore italiano meno conosciuto è anche quello con il cognome più noto. Davide Ancelotti, che ha 37 anni e allena la squadra francese del Lille, è infatti il figlio di Carlo Ancelotti, l’allenatore più vincente della storia della Champions League: ne ha vinte cinque, due con il Milan e tre con il Real Madrid, l’ultima nel 2024.
E nonostante di Davide Ancelotti si parli da tempo come di un allenatore promettente, prima del Lille non era mai stato a capo di una squadra in Europa (nel 2025 fu per pochi mesi allenatore del Botafogo, in Brasile). Dal 2016 al 2026, fino agli ultimi Mondiali, aveva quasi sempre fatto il vice del padre, un ruolo in cui comunque è riuscito a farsi notare parecchio – per le grandi responsabilità che gli sono state affidate, per l’abilità nel rapportarsi con i giocatori (parla cinque lingue) e per la sua capacità di dare un tocco più moderno al calcio del padre. Parlando dell’ottima annata del Real Madrid, già nel 2024 il Post scriveva che «il segreto di Ancelotti è Ancelotti».











