di
Paolo Condò
Quattro punti con quattro squadre, un totale non paragonabile al 15 su 15 delle cinque inglesi e nemmeno ai 9 raccolti da tedesche e spagnole. Ma non sono mancati i segnali positivi
Alla fine è la squadra meno italiana (e meno italianista) a tenere a galla il nostro calcio nel primo turno di Champions. Il Como aggiunge un altro recital di efficacia e bellezza a questo suo brillante tour di inizio stagione, supera quasi in scioltezza il Lipsia e aggiunge tre splendidi punti a quello che la Roma si era assicurato all’ora dell’aperitivo a Istanbul in un match prima dominato e poi sofferto. Fanno 4 in quattro squadre, un totale non paragonabile al 15 su 15 delle cinque inglesi, e nemmeno ai 9 raccolti da tedesche e spagnole. Però al di là dei punti, che a settembre pesano il giusto nei bilanci individuali, oltre al partitone del Como restano in memoria la personalità della Roma in uno stadio bollente e la stranissima dinamica di gara dell’Inter al Bernabeu, vuota di risultati pratici ma ricca di segmenti in chiara superiorità, anche se mai in controllo.
Soltanto il Napoli non ha pensato di poter battere l’Arsenal, che è tanto più forte e proprio per questo non poteva non trovare almeno un gol contro un’avversaria asserragliata in area dal primo al novantesimo: questo per dire che la prodezza di Odegaard quando la gara andava ormai verso sera non può essere vissuta come un rimpianto. Per tutta l’estate la vox populi italianista ha sussurrato che gli impegni di Champions avrebbero frenato l’ascesa del Como, una previsione o forse un desiderio visto come il gioco di Fabregas costituisca un’apostasia rispetto alla filosofia di un campionato che in maggioranza difende non a quattro e nemmeno a tre, ma a cinque.






