Il governo argentino ha annunciato denunce penali contro la società israeliana Navitas Petroleum, che con il 65% detiene il controllo del giacimento Sea Lion al largo delle isole del Regno Unito. Ben Gvir e Smotrich minacciano ritorsioni contro Londra, affondando nel paradossoIl governo argentino ha annunciato denunce penali contro la società israeliana Navitas Petroleum, che con il 65% detiene il controllo del giacimento Sea Lion al largo delle isole del Regno Unito. Ben Gvir e Smotrich minacciano ritorsioni contro Londra, affondando nel paradossoDuecentoventi chilometri a Nord delle Falkland, giù per il fondale dell’Atlantico meridionale, giacciono 1,7 miliardi di barili di petrolio che fino a poche settimane fa erano soltanto un progetto industriale come tanti altri. Si chiama Sea Lion, la produzione dovrebbe partire nel 2028 e il governo argentino ha annunciato nelle scorse ore che presenterà denunce penali contro la società che lo controlla al 65%: l’israeliana Navitas Petroleum. Colpiti e affondati, stando almeno a questa battaglia navale vista dalla griglia di Javier Milei. Il presidente argentino l’ha innescata giovedì scorso - 3 settembre -, quando ha promesso sanzioni contro le compagnie petrolifere che trivellano nelle acque rivendicate (in tempi solo recenti) da Buenos Aires. E che nel giro di pochi giorni hanno aperto una tensione diplomatica del tutto inedita con Israele, un Paese di cui Milei, convertito all’ebraismo e alleato dichiarato di Benjamin Netanyahu, è stato finora tra i più fedeli sostenitori sulla scena internazionale.Il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno presenterà la denuncia contro diverse controllate e partner di Navitas, insieme ai loro dirigenti, con l’accusa di violare la legge argentina tramite la detenzione di licenze di sfruttamento rilasciate dal Regno Unito nel bacino settentrionale delle Falkland. Non è del tutto una novità: già nel 2022 il governo di Alberto Fernández aveva dichiarato illegali le attività di Navitas nelle isole e vietato all’azienda israeliana di operare in Argentina per vent’anni.Milei riscopre le Falkland (anche grazie a Trump)Milei, da quando è al potere, aveva scelto di ignorare la vicenda in sé, come del resto l’intera retorica sulla sovranità nazionale delle Malvinas. Salvo riscoprirla ora, con toni improvvisamente patriottici, proprio quando il progetto Sea Lion si avvicina alla fase produttiva. E mentre Donald Trump, suo alleato, inizia a sparpagliare indizi sulla possibilità di rivedere la storica posizione di neutralità statunitense. “Soffiano venti di cambiamento a favore della nostra rivendicazione”, il proclamo di Milei in un discorso televisivo, in cui ha definito “non innocua” la minaccia implicita nelle parole del tycoon (“Il Regno Unito è più debole del 1982. Inoltre è lontano dalle isole e non ci ha aiutato con l’Iran”) e ha promesso di sbarrare le porte dell’Argentina a chi sviluppa petrolio “alle spalle” del governo di Buenos Aires. La risposta di Londra, per bocca del portavoce del premier Andy Burnham: la posizione britannica resta “irremovibile” e le Falkland rimarranno un territorio d’oltremare finché i suoi abitanti lo vorranno. Un chiaro cenno alla decisione apposta dalla popolazione alle urne, nel referendum del 2013, quando la sponda britannica vinse col 99.8% dei voti.Il paradosso di Israele sulle Falkland/MalvinasIntanto, qualora non bastasse il batti e ribatti tra Downing Street e Casa Rosada, da Tel Aviv spiccano le posizioni più surreali. Due ministri del governo Netanyahu, vale a dire gli ultranazionalisti Itamar Ben Gvir - titolare della Sicurezza Nazionale - e Bezalel Smotrich - delle Finanze - hanno attaccato il Regno Unito per il bando commerciale sui prodotti degli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. Ma se il secondo ha chiesto l’espulsione dell’ambasciatore britannico da Israele, il primo ha rincarato la dose per incunearsi nella disputa delle Falkland: “È tempo che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le isole Malvinas sono un territorio argentino occupato, che i britannici sottraggono con la violenza al popolo argentino. Non si accontentano di occupare il territorio: ci trivellano anche il petrolio, così da rubare il denaro agli argentini”, per poi chiedere sanzioni al Regno Unito finché “l’occupazione" prosegue. Lo stesso Milei ha ripubblicato il post sul proprio profilo. Quasi comico, però, il paradosso, se visto da vicino: l’azienda che Ben Gvir accusa il Regno Unito di usare per “rubare” petrolio agli argentini è israeliana. Navitas Petroleum, quotata alla borsa di Tel Aviv e guidata dal presidente Gideon Tadmor, controlla il 65% di Sea Lion. Il restante 35% appartiene alla britannica Rockhopper Exploration, che in Italia ha già lasciato il segno: nel 2016 le fu negata la concessione per il giacimento di Ombrina Mare e oggi rivendica un indennizzo milionario in base al Trattato sulla Carta dell’Energia.Chiedere a Netanyahu di sanzionare Londra per questo sfruttamento petrolifero significa, in altre parole, chiedergli di punire in parte anche i propri connazionali. Le due società coinvolte nel progetto si son fatte fredde nella risposta e hanno richiamato i numeri di riferimento dei propri bilanci trimestrali: la partnership, si legge, opera “in virtù di licenze petrolifere valide, legalmente concesse dal governo delle Isole Falkland” e non prevederebbe alcun impatto significativo sul cronoprogramma del progetto. ...E Milei vacillaDietro la retorica sulla sovranità nazionale argentina, riemersa solo adesso dal fondale, si muoverebbero ragioni più prosaiche. Il governo di Milei attraversa mesi difficili, tra scandali interni e la retromarcia forzata su una riforma che avrebbe favorito i proprietari terrieri stranieri, bollata dall’opposizione come una svendita del Paese. Rispolverare la causa delle Malvinas, sempreverde dei governi argentini in affanno di consenso, permette al suo presidente di riappropriarsi di uno slogan ritornato virale con il Mondiale. Stando al ministro della Difesa britannico Wes Streeting, le parole di Milei “ci dicono più sulla politica interne argentina che sulle isole Falkland”. In questa battaglia navale a distanza, insomma, la risposta dalla griglia britannica non ha tardato ad arrivare.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp