Il 3 settembre, il presidente di destra dell’argentina, Javier Milei, ha firmato un decreto normativo e inviato un disegno di legge al Congreso de la Nación contro quello che definisce «Il riprovevole progetto Sea Lion per lo sfruttamento petrolifero delle Isole Malvinas senza l'autorizzazione della Repubblica Argentina».In un comunicato ufficiale, Milei ribadisce che «Le Islas Malvinas, Georgias del Sur e Sandwich del Sur (Falkland Islands, South Georgia and the South Sandwich Islands, due territori britannici di oltremare, ndr), con i relativi spazi marittimi e insulari, sono argentine. Per storia e per legge. Le isole fanno parte del territorio argentino sin dalle origini della nostra nazione. Nel 1833, il Regno Unito occupò le Falkland, espulse le autorità argentine e stabilì una situazione coloniale che perdura ancora oggi. Il recupero della piena sovranità sulle Isole Malvinas è un mandato della Costituzione nazionale e un obiettivo permanente e inalienabile del popolo argentino. Pertanto, non basta semplicemente ribadire la nostra rivendicazione: lo Stato argentino ha l'obbligo di utilizzare tutti i mezzi diplomatici, economici, giudiziari e legali a sua disposizione per difendere la nostra sovranità e le nostre risorse».Il presidente turbo-liberista argentino lancia un accorato allarme sulla sovranità argentina in pericolo, concreto e urgente, a causa del progetto Sea Lion che «Riguarda qualcosa di particolarmente grave che non si era mai verificato prima: l'estrazione di una risorsa non rinnovabile che appartiene agli argentini. Se non agiamo, tra pochi mesi avranno la capacità materiale di impadronirsi delle riserve petrolifere che giacciono sotto il nostro mare. Inoltre, il progresso di questo sfruttamento creerà un incentivo per il Regno Unito ad approfondire la propria occupazione delle isole e a continuare a sfruttare le nostre risorse».Il disegno di legge sulla difesa della sovranità nazionale inviato al Congresso è quasi una dichiarazione di guerra: «Istituirà un Consiglio di sicurezza nazionale per definire la politica di sicurezza nazionale e garantirne l'attuazione trasversale - si legge nel comunicato - Ciò consentirà una strategia coordinata per la difesa della sovranità e del territorio nazionale e per il recupero delle Isole Falkland. Inoltre, verrà istituito un regime per la protezione delle infrastrutture critiche e un quadro di protezione aerospaziale e marittima. Ciò rafforzerà la protezione contro potenziali attacchi di ogni tipo all'integrità territoriale del nostro Paese. La Difesa, la Sicurezza Nazionale, i Servizi Segreti, il Ministero degli Esteri e il Ministero dell'Economia devono agire in modo coordinato. Un'Argentina prospera, politicamente rilevante e militarmente rispettabile è in una posizione migliore per difendere il proprio territorio, le proprie risorse e la propria sovranità».Il 4 settembre, il portavoce del nuovo premier laburista britannico ha risposto che «La posizione del Regno Unito sulle Isole Falkland è irremovibile. Andy Burnham sostiene pienamente la volontà degli abitanti dell'isole di rimanere un territorio britannico d'oltremare».Milei ha ribattuto che i venti di cambiamento (leggi la sua amicizia con Donald Trump e la sua antipatia per il governo laburista del Regno Unito) favoriscono le rivendicazioni dell’Argentina sulle Malvinas e ha minacciato sanzioni contro le imprese che intendono sfruttare i giacimenti petroliferi al largo delle isole o anche fornire materiale per farlo. Minacce che hanno portato subito tre multinazionali petrolifere - SLB (ex Schlumberger, una delle più grandi imprese di servizi petroliferi del mondo), Halliburton Argentina e Baker Hughes Argentina - a rinunciare a qualsiasi gara per le concessioni petrolifere al largo delle Falkland/Malvinas.Ma, nonostante gli altisonati toni bellicosi, il progetto Sea Lion è qualcosa di molto imbarazzante per Milei, che si è convertito all’ebraismo, ha sostenuto il genocidio a Gaza, partecipa al Board of Pace di Trump e si dichiara amico fraterno del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Come scrive il quotidiano argentino La Nacion: «Sea Lion è un progetto di esplorazione di petrolio e gas offshore situato a circa 220 chilometri a nord delle isole. Nonostante la disputa sulla sovranità, il progetto ha fatto progressi negli ultimi mesi. Il suo sviluppo è portato avanti da due società: l'israeliana Navitas Petroleum e la britannica Rockhopper Exploration. Entrambe sono attive nell'esplorazione e produzione di petrolio, ma operano su una scala considerevolmente inferiore rispetto ad altre società multinazionali del settore. Navitas è l'operatore del progetto e detiene una quota del 65%, mentre Rockhopper conserva il 35%. Nel dicembre 2025, entrambe le società hanno preso la decisione finale di investimento (FID) di 1,8 miliardi di dollari per lo sviluppo della prima fase. L'inizio della produzione è previsto per il primo trimestre del 2028».Insomma, Milei rischia di dichiarare guerra ai suoi amiconi israeliani che sono i veri padroni del progetto Sea Lion che violerebbe la sovranità argentina. Vedi, a volte, a fidarsi degli alleati ed amici fraterni della destra sovranista e neoliberista…La reazione delle compagnie petrolifere israeliana e britannica alle dichiarazioni del presidente dell’Argentina sono state burocraticamente irridenti: «La Partnership opera in virtù di licenze petrolifere valide, legalmente concesse dal Governo delle Isole Falkland, territorio britannico d'oltremare autonomo, e con il pieno e continuo supporto del Governo del Regno Unito. Per ulteriori dettagli, si vedano anche le Sezioni 8.2, 8.13 e 8.15 della Relazione annuale 2025 della Partnership, pubblicata il 18 marzo 2026 (numero di riferimento 2026-01-023779). La Partnership ritiene che i recenti sviluppi non dovrebbero avere un impatto significativo sulle attività di sviluppo del Progetto Leone Marino, compreso il calendario per il completamento del Progetto. Per ulteriori dettagli, si veda la Relazione del Consiglio di Amministrazione inclusa nella relazione della Partnership relativa al secondo trimestre del 2026, pubblicata il 24 agosto 2026 (numero di riferimento 2026-01-079056)».Navitas Petroleum, una piccola società di esplorazione e produzione quotata alla borsa di Tel Aviv, è diventata operatrice e detentrice della partecipazione operativa del 65% di Sea Lion nel 2022 e ha concesso due distinti finanziamenti alla Rockhopper in relazione a questa transazione. E nel 2022, il governo dell’ex presidente argentino Alberto Fernández aveva subito denunciato come illegali le attività della Navitas alle Isole Falkland e aveva vietato alla piccola multinazionale israeliana di operare in Argentina (quindi anche nelle rivendicate Malvinas) per 20 anni, in base alla Legge 26.659, che stabilisce restrizioni per le imprese che partecipano, direttamente o indirettamente, ad attività non autorizzate di estrazione di idrocarburi sulla piattaforma continentale argentina e che si applica anche a coloro che forniscono servizi per questi progetti e prevede divieti da 5 a vent'anni.Quindi Milei, mentre abbracciava Netanyahu e faceva visita in Israele per firmare patti e accordi, sapeva benissimo che uno come il premier israeliano che ha invaso o bombardato 8 Paesi e si è appropriato di territori altri, non può certamente essere il difensore della sovranità argentina sulle Malvinas.Per anni Milei ha fatto finta di non vedere e sentire quello che una compagnia petrolifera Israeliana voleva fare nel mare delle Falkland a e ora presenta come una novità patriottica quello che avevano già fatto gli odiati peronisti “socialisti”. E’ quindi pura propaganda il suo appello finale rivolto all’opposizione peronista e di sinistra - che aveva infamato e offeso fino a un minuto prima - nel comunicato ufficiale: «Le Malvinas non appartengono a nessun governo o partito politico. Sono una causa nazionale. Possiamo avere divergenze su qualsiasi altra questione, ma difendere la nostra sovranità richiede che gli argentini presentino un fronte unito al mondo. Difendere la nostra sovranità significa pensare alle generazioni future, non solo alle prossime elezioni».Mentre l’Israeliana Navitas ha grossi interessi soprattutto negli Stati Uniti (Golfo del Messico e Texas), la Rockhopper, con sede a Salisbury, in Inghilterra, ha interessi solo nelle Falkland e in Italia. Nel nostro Paese, questa piccola compagnia petrolifera e gasiera è una vecchia conoscenza: nel 2016 le è stata negata la concessione di produzione per il giacimento petrolifero di Ombrina Mare in Adriatico e nell'agosto 2025 ha ricevuto un indennizzo assicurativo di 31 milioni di euro e ora sta ripresentando una richiesta di risarcimento ai sensi dell’Energy Charter Treaty.Anche se non produce più petrolio o gas in Italia, Rockhopper ha partecipazioni in due licenze: il 15% in AC19, due giacimenti di gas scoperti al lago delle coste del Veneto ma bloccati dalla normativa italiana, e il 23% nella concessione di Monte Grosso, il più grande giacimento petrolifero onshore non ancora trivellato d'Europa, situato in linea con Val d'Agri e Tempa Rossa e anche qui le normative italiane non consentono nessuna attività di trivellazione nella concessione. Ma Rockhopper è fiduciosa perché «La normativa italiana in materia di petrolio e gas in quest'area è oggetto di continua revisione».Inoltre, Rockhopper detiene in Italia «Diverse licenze e concessioni, molte delle quali prevedono passività relative all'abbandono e al ripristino del sito, come indicato nei bilanci e nelle relazioni finanziarie. Si prevede che tali passività si concretizzeranno in un periodo di tempo relativamente lungo».
L’imbarazzante quasi guerra di Milei per il petrolio delle Falkland/Malvinas, E spunta anche l’Italia
Il 3 settembre, il presidente di destra dell’argentina, Javier Milei, ha firmato un decreto normativo e inviato un disegno di legge al Congreso de la Nación contro quello che definisce «Il riprovevole progetto Sea Lion per lo sfruttamento petrolifero dell










