Sono singolarmente consentiti dalla legge, ma tutti insieme producono un effetto cocktail che provoca seri danni alla salute. Parliamo dei pesticidi. Sebbene le normative attuali stabiliscano limiti massimi di residui fissati individualmente per ogni singola sostanza attiva, la realtà quotidiana vede la popolazione costantemente esposta a miscele complesse di pesticidi attraverso l’alimentazione, l’acqua e l’aria. La combinazione di più principi attivi può generare interazioni sinergiche imprevedibili, rendendo le sostanze nocive anche quando ognuna di esse è presente entro le dosi considerate legalmente sicure per la salute umana.
Alla questione è stato dedicato un approfondito studio pubblicato sulla rivista scientifica Archives of toxicology. «L’esposizione cronica a miscele di pesticidi attraverso l’alimentazione è comune, ma i loro effetti metabolici combinati e le interazioni con i fattori alimentari rimangono poco chiari», scrivono gli autori dell’indagine. «Abbiamo identificato quattro pesticidi prevalenti nell’esposizione umana (imazalil, tiabendazolo, boscalid, lambda-cialotrina) e ne abbiamo valutato l’impatto combinato sul metabolismo epatico e sull’omeostasi metabolica utilizzando cellule epatiche umane e topi maschi alimentati con mangime standard o diete occidentali. Abbiamo riscontrato che la miscela di pesticidi ha indotto perturbazioni metaboliche negli epatociti umani. Inoltre, la miscela di pesticidi ha alterato l’espressione genica epatica nei topi alimentati con mangime standard e ha esacerbato l’intolleranza al glucosio, l’iperglicemia a digiuno e l’insulino-resistenza indotte dalla dieta occidentale, senza influire sul peso corporeo o sulla steatosi epatica. Questi risultati rivelano che il contesto alimentare influenza le conseguenze metaboliche delle miscele di pesticidi, evidenziando la necessità di considerare lo stato nutrizionale nella valutazione dei rischi legati ai contaminanti ambientali. I nostri risultati suggeriscono che le miscele di pesticidi a dosi di riferimento possano contribuire alla disregolazione metabolica, in particolare in condizioni alimentari obesogeniche».









